Rimini: le reazioni al Meeting anti Pacs di CL

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Grillini: serve più coraggio e umanità. Pecoraro Scanio: occorre una legge di livello europeo. Rosy Bindi: Non vogliamo discriminare le persone in base al loro stile di vita.

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RIMINI – L’incontro di ieri al Meeting di Comunione e Liberazione sui PaCS, intitolato “Dalla famiglia ai Pacs, una mutazione genetica”, è stato organizzato evitando accuratamente di invitare chiunque potesse dire anche una sola parola a favore di tale progetto di legge. Di fatto si è trattato solo di un ininterrotto fuoco di fila contro le coppie non sposate, e in particolare contro quelle omosessuali. Franco Grillini, deputato dell’Ulivo e primo firmatario di tale PdL, in una lettera aperta agli organizzatori del Meeting di Rimini ha fatto notare che «In 13 paesi europei il pluralismo giuridico delle forme familiari è realtà da anni e ha prodotto solo dinamiche positive smentendo previsioni apocalittiche sulla tenuta della società. Sarebbe bene quindi che nella discussione si parlasse di meno di “principi” astratti e di più di persone concrete e della loro vita concreta. Che si riconoscesse che esistono le “persone” omosessuali che non si nascondono più e che rivendicano a viso aperto in Italia quei diritti affermati da tempo nel resto dell’Europa. È così difficile anche per CL pensare di riconoscere il diritto di accesso all’ospedale se il compagno è malato? Il diritto di ereditare i beni del compagno in caso di decesso dopo una vita convissuta? Il diritto di rimanere nell’abitazione di una vita? Solo per fare alcuni esempi. E perché tutto ciò dovrebbe danneggiare la famiglia tradizionale?» Per Grillini «sarebbe stato utile, tenuto conto della retorica sul “dialogo” che impazza in questi giorni, che almeno qualche firmatario della legge in questione fosse invitato a discuterne, se non proprio il primo firmatario. Ma tant’è.»
Emma Neri, capo ufficio stampa del Meeting, ha replicato a Grillini dicendo che «Non abbiamo ricevuto nessuna lettera» (quasi che fosse stato necessario un auto-invito) «e comunque, il dialogo non è cedere alle ragioni dell’onorevole Grillini. Ci augureremmo che in nome del dialogo che lui invoca, Grillini cerchi di capire le nostre ragioni e si confronti con esse.» Viene da chiedersi come si fa a confrontarci tra persone che la pensano diversamente se non si viene nemmeno invitati… Mistero della fede. A proposito di fede e fedeli, ieri dal palco di Rimini ha parlato la senatrice – nonché numeraria dell’Opus Dei – Paola Binetti, della Margherita-DL, affermando che i PaCS il governo Prodi non li farà mai. La ministra per la famiglia Rosy Bindi, anch’ella dello stesso partito, sul Corriere della Sera le da ragione sui PaCS spiegando che nel programma del governo non ci sono, ma aggiunge tuttavia che in quello stesso programma «è previsto il riconoscimento dei diritti delle persone che fanno parte delle coppie di fatto, perché non vogliamo discriminare le persone in base al loro stile di vita.»
Le parole della Binetti hanno ricevuto un’accoglienza contrastata. In linea con Binetti si schiera Mauro Fabris, capogruppo dell′Udeur alla Camera, dicendo che «Bene ha fatto la senatrice Binetti a ribadire al meeting di Rimini che con questa maggioranza i Pacs non saranno fatti. L’Udeur si farà garante all′interno della maggioranza di una politica che abbia sempre al centro la famiglia fondata sul matrimonio e non consentirà che sui temi della famiglia l′Unione violi l′accordo elettorale con gli italiani.»
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Altri commenti invece sono molto più critici: il ministro Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi invita la Binetti a rassegnarsi e le ricorda che «il riconoscimento delle coppie e delle unioni di fatto è nel programma della coalizione. Non è prevista la definizione di Pacs, che pure avremmo preferito, ma è certo che si dovrà procedere a un riconoscimento di tipo europeo, che non danneggia di certo la famiglia tradizionale. Se non prevarrà un confronto ideologico e integralista anche l′Italia potrà avere una legge moderna e avanzata». D’accordo con lui il capogruppo di Rifondazione Comunista al Senato Giovanni Russo Spena, che precisa al velino che «i Pacs, in quanto contratto giuridico definito, non rientrano nel programma dell’Unione ma c’è scritto che vanno riconosciuti i diritti di tutte le coppie: eterosessuali, omosessuali e di fatto. Questo è scritto nel programma dell’Unione e va realizzato in tutte le sue parti». Per il senatore Tommaso Sodano, sempre di PRC, le parole della Binetti non sono nuove ma «rientrano nella normale dialettica politica» e nel centrosinistra «in autunno si aprirà una discussione sui diritti civili». I Radicali di Sinistra esprimono il loro sdegno per le “esternazioni” dell’On. Binetti: «La Senatrice, probabilmente, ignora il fatto che i PACS sono una forma di tutela presente in tutte le democrazie moderne e che queste esternazioni sarebbero appropriate se ella esercitasse il suo ruolo istituzionale in una teocrazia, ma che nel contesto di una moderna Repubblica Democratica, lasciano francamente perplessi.» Al contrario la Binetti incassa solidarietà piena da parte del presidente della regione Sicilia Salvatore Cuffaro che dice «L’identità della famiglia, così come peraltro riconosciuta dalla nostra Costituzione, è un valore non negoziabile sul piano etico, civile e politico.» Si potrebbe far notare che nessuno vuole affatto cambiare la famiglia tradizionale per chi vuole farsela tradizionale, dovrebbe poter essere una questione di scelte delle quali prima o poi si spera si parli in parlamento. Per il segretario dei Radicali Italiani Daniele Capezzone, le «reazioni stizzite non tengono conto del fatto che i Pacs sono già nella coscienza del paese, molto più maturo dei suoi rappresentanti politici» e dice che «da settembre ripartirà la battaglia per ottenere una calendarizzazione parlamentare delle proposte di legge già presentate in materia.»
(Roberto Taddeucci)

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