Risultati incoraggianti per il vaccino HIV italiano

Conclusa la fase IIa della sperimentazione del vaccino HIV made in Italy. I risultati sono incoraggianti e la risposta immunologica dei pazienti migliora sensibilmente. Parte adesso la fase IIb.

Sembrano essere decisamente incoraggianti i risultati della sperimentazione del vaccino HIV messo a punto dall’équipe dell’Istituto superiore di sanità, guidata da Barbara Ensoli, direttore del reparto infezioni da retrovirus del laboratorio di virologia dell’istituto. Conclusa la fase IIa della sperimentazione, quella in cui avviene la verifica del farmaco sperimentale su un campione ristretto di soggetti HIV positivi per un breve periodo, si passerà adesso alla fase successiva, la IIb, nella quale verranno sperimentati dosaggi diversi del farmaco su un numero più alto di partecipanti.

I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica PlosOne, indicano una sensibile riduzione della soppressione immunologica delle persone trattate con la terapia Haart, la più recente e anche la più efficace impiegata fino ad oggi dai medici e che ha permesso un miglioramente consistente della qualità della vita dei malati. Nessuno dei pazienti coinvolti ha infatti interrotto l’assunzione della propria terapia, uno step che arriverà solo successivamente con l’eventuale avvio di una fase III.

"Nonostante l’assunzione della HAART – si legge nel documento pubblicato su PlusOne – è ancora alto il rischio di sviluppare malattie AIDS-correlate come l’arterosclerosi, malattie del fegato e del rene, tumori e invecchiamento precoce». La proteina anti-TAT, in grado di colpire il motore che controlla la replicazione del virus, funzionerebbe quindi riducendo le alterazioni del sistema immunitario causate dall’infezione del virus.

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Non tutti i colleghi della dottoressa Ensoli sono però fiduciosi su questa sperimentazione. Immunologi altrettanto autorevoli non hanno mancato di sollevare dubbi come ad esempio il professor Ferdinando Aiuti che ha contestato sui risultati della tossicità del vaccino: la fase I che serviva appunto a testare la tossicità si fermò a soli 47 volontari (20 sieronegativi e 27 sieropositivi) contro gli 88 previsti. Anche Robert Gallo, scopritore del virus HIV insieme a Luc Montagnier, scrisse sulla rivista Lancet che "senza alcuna polemica vorrei ricordare che la stessa strada intrapresa oggi da alcuni scienziati italiani era già stata battuta da esperti belgi e americani circa 10 anni fa". Per non parlare dei malcontenti per i finanziamenti ricevuti dallo staff della Ensoli. Nel 2003 gli Stati Uniti di Bush figlio donarono ben 10 milioni alla sperimentazione, un gesto che suscitò lo sdegno di alcuni immunologi Usa che su Science misero in correlazione il finanziamento con la partecipazione dell’Italia alla guerra in Iraq.