Rito religioso per la prima sposa trans, la Curia precisa: “Non è cattolico”

Alessia Cinquegrana ha celebrato “il matrimonio da favola con rito religioso” che sognava da quando era piccola.

Alessia Cinquegrana, la prima donna trans a essersi sposarsi in Comune (nell’aprile scorso), ora ha celebrato “il matrimonio da favola con rito religioso” che sognava da quando era piccola.

Un rito “non cattolico precisa la Curia vescovile di Aversa, celebrato dalla Prelatura episcopale autonoma d’Europa nei locali dell’ex macello della città campana. Spazi che ricordano una chiesetta ma che in realtà sono la sede della Casa della cultura del Comune casertano, trasformata con l’aiuto di allestitori e fiorai.

L’evento, pubblicizzato con manifesti e locandine, è stato preparato con mesi di anticipo. Alessia, che ha ottenuto l’attribuzione del sesso femminile e il riconoscimento del nuovo status senza passare per la chirurgia, ha pensato a tutto. Dal taglio del nastro sotto casa alle ballerine che hanno accompagnato l’ingresso sulle note dell’Ave Maria. All’uscita con lo sposo, Michele Picone, la classica pioggia di riso e coriandoli bianchi.

Credente e devota alla Madonna, Alessia si è rivolta alla prelatura episcopale autonoma d’Europa per avere “il rito religioso tanto atteso, una messa splendida, molto simile a quella cattolica che la Chiesa non mi ha concesso perché sono trans. Il vescovo dell’ordine, don Gianni di Marco, ha letto pagine del vangelo e ha emozionato tutti con parole eccezionali. Mi sono sentita davanti a Dio, ora sono davvero la moglie di Michele“.

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Ho sempre pensato al mio matrimonio come a un evento e finalmente sono riuscita a celebrarlo come volevo“. All’uscita dalla sua abitazione Alessia ha tagliato un nastro accanto al compagno della madre: “Mi ha fatto sentire davvero una figlia, mi ha rassicurato. Il mio padre biologico, invece, non è venuto, non mi parla da 11 anni. Anche la famiglia di Michele ha interrotto i rapporti con noi“.

Il rappresentante della Chiesa episcopale autonoma d’Europa ha detto “dove c’è amore c’è Dio. La gente non mormori: Alessia e Michele hanno creato  una nuova famiglia“.

E Alessia si dichiara piena di progetti per il futuro: “Vorrei un figlio, ma devo trovare un lavoro meno precario delle sfilate. Io e Michele vogliamo aprire un negozio. A settembre compio 30 anni, farò una festa“.

Dato il clamore scatenato dall’evento, la curia vescovile di Aversa ha diffuso un comunicato “per fugare ogni confusione a fronte dell’ampia pubblicizzazione e delle tante richieste di chiarimenti pervenute dai cittadini, senza esprimere alcun giudizio sulla libertà delle persone che sono protagoniste dell’evento“.

Per la particolare situazione dei protagonisti, e per le loro personali scelte di vita” si legge nella nota, “il rito celebrato in quel luogo e in quella forma non è un rito della Chiesa cattolica. E il ministro presente non è ordinato della Chiesa cattolica. Rimane l’impressione che si sia trattato della realizzazione di un evento teso a generare confusione e, probabilmente, mirato solo ad attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica. Per questo, nel rispetto della libertà di ciascun cittadino, riteniamo di dover invitare tutti, e anzitutto i protagonisti di questo evento, a sviluppare una riflessione che vada oltre l’emotività e orienti le scelte personali con serena oggettività. Noi pensiamo, infatti, che tutti siano liberi di scegliere di aderire ad una chiesa diversa da quella cattolica e di dichiararlo con franchezza, esprimendo liberamente il proprio vissuto di fede“.

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La dottrina cattolica del sacramento del matrimonio consacra l’unione dell’uomo e della donna in una comunione di vita che, ad immagine di Dio, è naturalmente orientata al generare vita nuova. Altre forme di unione tra persone umane non possono essere equiparate al matrimonio, aderendo ad una dottrina diversa da quella proclamata ed insegnata dalla Chiesa Cattolica e celebrandone i riti, i soggetti in questione si pongono fuori dalla comunione con essa“.

Fonte: Repubblica.it

2 commenti su “Rito religioso per la prima sposa trans, la Curia precisa: “Non è cattolico”

  1. Perchè la chiamate “trans” se “ha ottenuto l’attribuzione del sesso femminile”?

    In ogni caso, questa è l’ennesima tonta che, per soddisfare i propri personali desideri non solo ci rimette gli affetti, amici e parenti, ma si mette a far parte di un club che la odia, la insulta quotidianamente e fa di tutto per eliminarla.

    Questa gente ha gravi problemi intellettuali e fa solo danni alla causa lgbt.

    La Chiesa ha discriminato, ammazzato e sottomesso gli omosessuali e i diversi per secoli, che senso ha da parte sua, voler farne parte?

    Ma soprattutto è “devota alla Madonna”?

    Qualcuno informi la sposa, che la minorenne che si è auto ingravidata 2000 anni fa è frutto della fantasia di un libro di fiabe talmente riscritto, tradotto talmente tante volte e pianificato a tavolino da politici di secoli fa, che non ha la valenza di rappresentare nemmeno l’ignoranza di chi ci crede.

    Niente di peggio di chi lotta e non sa nemmeno per cosa.
    Ma lei non ha probabilmente lottato per la causa lgbt, in quanto disperatamente intenta a replicare pedissequamente un rito fasullo copia incollato da una delle religioni più becere e assassine della storia umana.

    L’importante è che fosse un “evento” come lo desiderava da tempo. Ma per piacere…

  2. Ha scelto di essere la donna sbagliata. Poteva scegliere di essere una donna emancipata e laica, non dico atea… ma almeno laica. Non so davanti a quale dio la cara si sia sentita… di certo non quello della chiesa cattolica che lei ama tanto visto che tutta la curia ha preso le distanze.

    Insomma… l’ennesima buffonata: questo rito è solo un succedaneo come lo è l’unione civile rispetto al matrimonio ma contenta lei…

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