RITRATTO DEGLI OMOSEX INVISIBILI

Una comunità che fatica a identificarsi, che ancora rischia la salute ma con voglia di famiglia. Ecco l’immagine di gay e lesbiche secondo ‘Modi di’, l’indagine di Arcigay.

FIRENZE – Come si fa a ritrarre una comunità per molti versi ancora invisibile? Sembra che abbia affrontato una difficoltà davvero dura da sconfiggere e probabilmente tipica della società omo-bisessuale italiana la ricerca Modi di condotta da Arcigay in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità che ha analizzato 6774 questionari (4690 compilati maschi, 2084 da femmine) distribuiti a persone che hanno avuto rapporti sessuali recenti con persone del proprio sesso. I risultati della ricerca sono stati presentati e analizzati oggi in un convegno ricco di contenuti, tenutosi al palazzo dei Congressi di Firenze.

A presentare i risultati della ricerca, coordinata dal responsabile salute nazionale di Arcigay Raffaele Lelleri, sono stati chiamati Margherita Graglia per la parte femminile e Luca Pietrantoni per quella maschile. Entrambi hanno messo in evidenza come il fatto di aver fatto sesso con persone dello stesso sesso non porta automaticamente gli intervistati a definirsi gay o lesbiche. Anzi. Il 28,2 % delle donne intervistate non si definiscono né lesbiche, né omosessuali, né gay e anche oltre il 17 % dei maschi rifiuta questa classificazione. E non parliamo solo di nomi. Come hanno giustamente sottolineato Sergio Lo Giudice di Arcigay e Annamaria Imbarrato di Arcilesbica che erano tra i partecipanti alla tavola rotonda svoltasi in mattinata e moderata da Alessandro Cecchi Paone, a questione pone serie riflessioni nel campo della visibilità. “Chi non si identifica risulta anche più difficilmente raggiungibile da campagne sanitarie mirate” ha convenuto anche Giovanni Rezza dell’Istituto Superiore di Sanità.

Condannati all’invisibilità

E questa difficoltà si riflette anche nella invisibilità delle persone omosessuali. Sono poche, pochissime, meno di una su cinque, le persone omosessuali che vivono il loro orientamento senza nascondersi con nessuno: solo il 16,5% dei maschi e il 15% delle femmine infatti ne hanno parlato con gli amici, in famiglia, con i propri colleghi di lavoro o studio. E quasi un uomo su 10 (9,7%) e il 4,1% delle donne, invece, non ne ha parlato mai con nessuno.

La stragrande maggioranza del campione intervistato sembra vivere una situazione intermedia, ne ha cioè parlato solo con qualcuno mentre alcune delle persone che abitualmente frequenta continuano a essere all’oscuro di tutto. C’è più facilità a parlarne magari con qualche amico (il 48,9 % dei soggetti ne ha parlato con tutti o alcuni di loro) mentre in famiglia regna la completa invisibilità nel 34 % dei casi. L’ambiente più refrattario al “coming out” è infine il luogo di lavoro, dove solo una minoranza del 24,1% degli intervistati non nasconde la propria omosessualità, contro il 37,3% che non ne ha mai fatto parola. In tutti e tre gli ambiti sociali, e sia per i gay che per le lesbiche, appare inoltre più facile non nascondersi al Nord e al Centro Italia, piuttosto che al Sud.

Verso vere e proprie famiglie omosex

Una forte tendenza alla stabilità nelle relazioni di coppia omosessuale è stata messa in evidenza da Sergio Lo Giudice che ha anche sottolineato, spalleggiato da Cecchi Paone, come una tutela di queste unioni possa portare sicuramente verso una maggiore visibilità di tutta la popolazione gay e lesbica. In particolare la maggioranza delle lesbiche (60,7%) e quasi la metà degli uomini (45,7%) vivono relazioni di coppia stabili. Tra gli uomini la condizione di coppia aumenta con l’età: in particolare supera la metà del campione oltre i 31 anni.

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E per la prima volta è emersa una realtà di cui ancora non si parla: quella dei padri gay e delle madri lesbiche. Nel nostro paese il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni hanno almeno un figlio. La quota scende ma rimane significativa se si considerano tutte le fasce d’età. Sono genitori un gay o una lesbica ogni venti, per la precisione il 5% dei primi (il 4,7% è padre biologico) e il 4,9% delle seconde (il 4,5% biologica). “L’alto numero di genitori omosessuali è il fatto che colpisce di più, anche se conferma dati analoghi registrati in altri paesi – commenta Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay -. Questi numeri rimandano alla realtà di almeno centomila bambini o ragazzi italiani con un genitore gay o lesbica. L’abolizione del pregiudizio sociale verso di loro e i loro genitori è un obiettivo primario per la società intera”.

Quanto ci piace chattare…

I principali luoghi di incontro differiscono molto tra uomini e donne. Tra i gay la parte del leone la fa internet grazie a cui ha incontrato recentemente nuovi partner il 51,6% del campione. Segue un 32% che ha fatto incontri in locali pubblici omosex, come bar, discoteche, pub, il 20,7% in saune, il 20,5% in luoghi d’incontro all’aperto (ma solo il 9,4% tra gli under 25), il 16,1% a casa d’amici, il 14,9% in spiaggia e il 7,2% in associazioni gay e lesbiche. Ribaltata la situazione per le lesbiche, che si conoscono a casa di amici (18,6%) più che tramite internet (15,5%). Un buon 17,8% lo fa in locali omosex e il 6% presso associazioni gay e lesbiche. Al Sud i maschi hanno più difficoltà ad incontrasi nei locali, che sono molto meno diffusi che nel resto del paese.

Poco attenti alla saluteAtteggiamenti ancora poco responsabili dal punto di vista della salute sessuale emergono poi dalla parte del questionario dedicato agli aspetti sanitari. Il dato più allarmante, messo in evidenza anche da Giovanni Rezza dell’ISS, è che la maggioranza dei ragazzi al di sotto dei 25 anni non abbiano mai fatto il test per l’Hiv. Inoltre risulta confermato anche dai risultati di Modi di un dato emerso già in altre analisi: le infezioni da Hiv sono di nuovo in aumento nella popolazione omosessuale, dove si registra una incidenza del 4 % circa contro il 2 per mille della popolazione generale. Inoltre quasi un quarto degli intervistati dichiara di avere avuto rapporti a rischio nell’ultimo anno, che vengono praticati anche da quasi la metà degli intervistati sieropositivi.