Roma: “Finocchio, frocio di merda” e parte una raffica di pugni

di

Ercole era seduto sulla panchina e aspettava il suo compagno quando un ragazzo con la testa rasata gli chiede una sigaretta e quando capisce che è gay, lo...

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
12023 0

Picchiato e lasciato a sanguinare su una panchina vicino alla fermata Cipro della metropolitana di Roma. La vittima si chiama Ercole e la sua unica colpa è stata quella di essere gay.
Lo scorso 22 settembre Ercole, catanese trapiantato a Roma, era seduto su quella maledetta panchina ad aspettare il suo ragazzo. Per ingannare l’attesa, scriveva appunti sul suo taccuino. Ad un tratto, gli si avvicina un ragazzo e gli chiede una sigaretta. Ercole non alza nemmeno lo sguardo da quello che stava facendo e risponde che no, lui non fuma. “beh che stai a fare a quest’ora qui da solo seduto su questa panchina?“ gli chiede l’altro, come racconta lo stesso Ercole sul blog La Fenice Gay. Lui non sta troppo a pensarci e risponde di getto: “Prendo degli appunti frattanto che aspetto il mio compagno”. E’ stato in quel momento che una rabbia cieca e immotivata ha assalito quello che il ragazzo ha definito “un essere incompleto”. “Ma allora sei un finocchio… un frocio di merda!”. A quel punto Ercole alza lo sguardo e si ritrova davanti un tipo con la testa rasata e lo sguardo “di ghiaccio” che non gli dà neanche il tempo di capire cosa sta per succedere e lo colpisce con un pugno all’occhio destro, talmente forte da spaccargli l’arcata sopraccigliare. Non serve che si chiuda a riccio per proteggersi perché il suo aggressore si accanisce e lo colpisce ancora sul naso, sulla nuca e sul viso e nel frattempo continua a insultarlo: “Finocchio, frocio di merda”.

Ad un tratto altri due amici dell’aggressore, che avevano assistito alla scena da lontano, si avvicinano e gli dicono che è meglio andarsene, prima che arrivi qualcuno e li scopra: “Hai fatto bene fratello – commentano – sto rottinculo…”.
A quel punto se ne vanno, non senza continuare a commentare divertiti l’accaduto. Nessuno si ferma nell’immediato a soccorrere Ercole ferito e sanguinante sulla panchina. Sarà il suo compagno, giunto più tardi, a trovarlo in quelle condizioni e a prendersi cura di lui.
“Resto immobile dolorante e zuppo del mio sangue, li fermo, perso nella cognizione del tempo solo il dolore e il sangue che scorre a scandirlo – conclude Ercole sul blog -. Non ho idea di quanto tempo io sia rimasto li accasciato prima del sopraggiungere del mio compagno… Di sicuro so che per un attimo la mia stessa esistenza veniva riportata a cinquant’anni fa quando essere un omosessuale era una discriminante che si pagava nei casi più estremi con la vita stessa”.
A far conoscere la vicenda di Ercole è stato un suo amico, Daniele Cannata, che ha pubblicato su Facebook la foto del volto sanguinante del ragazzo lanciando un appello: “Vi chiedo di denunciare quanto accaduto pubblicando questa foto sulle vostre bacheche, a favore dell’approvazione della legge contro l’omofobia”. Adesso, Ercole ha sporto denuncia ed è assistito dai legali dell’associazione La Fenice.

Guarda una storia
d'amore Viennese.

Leggi   Delitto di Giarre: la vergogna di avere un figlio gay
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...