Roma: il figlio è gay, il padre lo picchia e lo caccia via

Nella capitale un ragazzo, da poco maggiorenne, è stato malmenato dal padre che lo ha anche cacciato di casa quando ha scoperto la sua omosessualità

ROMA – È una di quelle vicende che, nell’Italia del 2007, si oserebbe pensare fossero state archiviate. Un ragazzo, da poco maggiorenne, ha chiesto aiuto all’Arcigay della capitale perché il padre qualche mese fa ha udito una sua telefonata al proprio ragazzo e ha reagito con violenza alla scoperta dell’omosessualità del figlio. Prima minacce verbali e fisiche, poi l’imposizione del ricorso allo psicologo, nella speranza di ‘guarirlo’. Dopo qualche incontro lo psicologo ha parlato coi genitori, dicendo loro che il ragazzo mentalmente è a posto e che l’omosessualità non è una malattia e dunque non c’era niente nel ragazzo da dover curare. Rientrati a casa il padre ha picchiato il figlio anche con l’uso di un bastone e lo ha minacciato di cacciarlo, in quanto ormai 18enne. Il caso, mantenendo riservata per ovvii motivi l’identità del ragazzo, è stato reso noto dall’Arcigay di Roma, che cura la Gay Help Line gratuita al numero di telefono 800 713 713.

"Il caso di Aldo ci fa capire quanto ancora i nostri adolescenti sono costretti a subire dalle proprie famiglie – dichiara Fabrizio Marrazzo Presidente di Arcigay Roma – che come quella di Aldo hanno partecipato anche al Family day per chiedere più tutele per le famiglie ed il non riconoscimento delle famiglie gay, ma in questo caso sono proprio loro a non tutelare il proprio figlio impedendogli di vivere serenamente la propria adolescenza. Il caso di Aldo è un caso molto comune in Italia, di quello che un giovane adolescente deve subire dalla famiglia che dovrebbe essere il luogo "sicuro" in cui un ragazzo dovrebbe crescere e dovrebbe essere supportato, luogo che per molti i giovani gay e lesbiche diventa un luogo da cui scappare.” Marrazzo aggiunge che è stato deciso di rendere pubblica questa vicenda “per far riflettere molti genitori che leggeranno questa storia, che sicuramente si sentiranno scandalizzati dal gesto del padre di Aldo, ma che poi molto spesso anche se senza violenze fisiche compiono gli stessi errori con i propri figli gay e lesbiche, quando non accettano il compagno del figlio, quando gli vietano di frequentare gli amici gay, quando gli dicono che li hanno delusi e che se non si sposeranno li faranno soffrire. Tutte queste piccole azioni rendono molto difficile la vita dei nostri adolescenti, segnandoli profondamente e rendendo le loro vite molto più difficili rispetto ai propri coetanei, solo perché lesbiche o gay, sofferenze alle quali spesso si aggiungono gli atti di bullismo nelle scuole che gia spesso abbiamo denunciato.” L’Arcigay romana invita “Enti locali e Nazionali ad attuare progetti con le associazioni delle famiglie e dei docenti per definire politiche e progetti per combattere e contrastare l’omofobia nelle scuole e nelle famiglie". (RT)

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