Roma: il PD non vota il registro per le unioni civili

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"I tempi sono maturi perchè il Parlamento discuta un testo nazionale", dicono i dirigenti capitolini del partito di Veltroni. Grillini: "Il PD è prigioniero della sua ala clericale".

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E’ ufficiale. Il Pd a Roma non voterà le due delibere che riguardano l’istituzione del registro delle unioni civili e propone, invece un’alternativa mirata, dicono, a non estremizzare il confronto su basi ideologiche.

Un ordine del giorno che esorti il Parlamento a legiferare e che rimandi a una delibera quadro capace di ordinare la normativa comunale che "già riconosce diritti alla famiglia anagrafica". E così la distanza fra il Pd e la Sinistra sul tema diventa incolmabile. Nella conferenza di oggi, convocata dal gruppo consiliare e dal coordinatore romano del Pd, Riccardo Milana, il neonato partito ha ribadito la sua intenzione "di non votare le due delibere iscritte all’ordine dei lavori", che prevedono la nascita di un Registro delle unioni civili.

Quello che urge al Pd, come sottolinea il capogruppo Pino Battaglia, è "far uscire il tema dalla contrapposizione ideologica in cui è stato calato". E in tal senso Battaglia si dice convinto che "il Pd può dare un contributo decisivo affinché si faccia un passo in avanti reale sul riconoscimento dei diritti e si compiano atti utili e provvedimenti concreti". "Come non sono", per l’appunto, "le due delibere, atti privi di conseguenze concrete sulla vita delle persone conviventi. Si tratta solo di strumenti di una battaglia politica che anzi fanno danno a queste persone".

Nei programmi del Partito democratico, invece, c’è un ordine del giorno che "sottolinei i diritti che Roma già riconosce, dal 1989, alla famiglia anagrafica, che evidenzi come l’inquadramento giuridico delle unioni civili spetti al Parlamento e lo esorti a intervenire e, semmai, una delibera quadro che risistemizzi la normativa comunale già esistente". Delibera di cui però non si conoscono i tempi.

Sul perché il Partito democratico non voglia votare la cosiddetta ‘delibera Garavaglia’, che pure è stata oggetto di una mediazione a cui hanno partecipato suoi stessi rappresentanti, non ultimo la stessa vicesindaco, Battaglia è categorico: "Perché su quella delibera l’accordo non è mai stato raggiunto".

"In Italia in decine di Comuni sono stati votati registri delle Unioni civili e registri anagrafici. A Roma questo non si può fare benché i laici abbiano un’ampia maggioranza in Consiglio comunale perché si ubbidisce alla richiesta Vaticana di non approvare un registro che avrebbe un ruolo puramente simbolico". E’ il commento del deputato socialista Franco Grillini secondo cui "cade così l’ultimo equivoco sul rapporto tra Partito Democratico e laicità. La conclusione della vicenda romana del registro – ha aggiunto – dimostra che il Partito Democratico è prigioniero della sua ala clericale e in Italia esiste un fortissimo deficit di laicità e un’ubbidienza supina e acritica ai voleri d’oltretevere. In Italia siamo entrati in una nuova era caratterizzata da una dittatura clericale ed è assolutamente necessaria una grande riscossa laica".

"Oramai i tempi sono maturi: per i contratti di unione solidale (Cus), ci vuole una legge dello Stato. Solo così la sinistra radicale cesserà di strumentalizzare questo tema". E’ quanto dichiara Monica Cirinnà, vicepresidente vicario del Consiglio comunale di Roma.

"Sul tema delle unioni civili– prosegue Cirinnà – a metà degli anni Novanta, il Comune di Roma ha dimostrato di essere all’avanguardia rispetto al Parlamento di allora. Io stessa, con il coordinatore della maggioranza capitolina Silvio Di Francia, presentai una delibera consiliare per far istituire a Roma il Registro delle Unioni civili. Un documento per porre all’attenzione del legislatore il problema dei diritti che riguarda coppie eterosessuali o omosessuali".

Pertanto, continua il vicepresidente, "tutto quello che si è ottenuto a Roma in tema di famiglia anagrafica è frutto dell’applicazione pratica di giurisprudenze della Cassazione e della Corte costituzionale che si sono sostituite al Parlamento per troppi anni silente su un tema così rilevante per la vita di migliaia di cittadini. Per questo auspico che- conclude Cirinnà – nonostante quanto accadrà in consiglio comunale sui testi relativi al registro delle unioni civili, si pronuncino quanto prima Camera e Senato".

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