Roma, la procura contro le famiglie arcobaleno: ‘i figli devono avere mamma e papà’

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Un ricorso contro le trascrizioni dei bimbi nati all'estero tramite surrogazione è arrivato direttamente dalla procura di Roma.

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L’ultimo attacco frontale alle famiglie arcobaleno arriva dalla procura di Roma, che ha presentato ricorso al tribunale civile contro il Campidoglio, reo di aver registrato l’atto di nascita di una bimba nata in Canada. Con due papà.

La maternità surrogata in Italia è un reato penale, sanzionato con la reclusione da tre mesi a due anni, e per questo motivo, si legge nel provvedimento firmato dal procuratore capo Giuseppe Pignatone e riportato da LaRepubblica, “non è sostenibile che una condotta illecita per il nostro ordinamento possa produrre nel nostro ordinamento giuridico conseguenze vietate soltanto in quanto compiuta all’estero”. Peccato che la stragrande maggioranza delle GPA avvenga all’interno di coppie eterosessuali, ma questo, ovviamente, viene puntualmente dimenticato.

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Ma non è finita qui. Per la procura le norme del nostro sistema in materia di filiazione trovano fondamento nella ‘bigenorialità’ fondata sulla diversità di genere. Una filiazione essenzialmente di tre tipi: adottiva, biologica o tramite procreazione medicalmente assistita, ma sempre tra persone di sesso diverso. Un ragionamento di puro diritto che ‘non può dirsi incostituzionale‘, e che il giudice a loro dire dovrebbe accettare.

Non si vede come il bambino che abbia un legame biologico con un uomo (il padre) possa vedersi attribuita, surrettiziamente, la qualità di figlio di ‘un altro padre’ per la sola ragione che il padre biologico ha un rapporto di unione civile con un altro uomo, perdendo invece ogni rapporto con la madre biologica che l’ha partorito. Che cosa accadrebbe se nel corso del tempo il secondo padre cessasse di essere unito al primo? Potrebbe il secondo padre chiedere il disconoscimento del bambino che solo ‘artificiosamente’ è stato iscritto nei registri dello stato civile come suo figlio e che porta il suo nome? Ma vi è di più: ci si potrebbe chiedere se il bambino conserva il diritto di portare il secondo cognome e il rapporto di filiazione, con tutte le conseguenze che ne derivano sul piano giuridico.

“E’ di tutta evidenza come già solo dette considerazioni siano sintomatiche dell’irragionevolezza dell’affermazione che la trascrizione ‘risponda ad un interesse superiore del bambino’ e che possa promuovere il suo benessere psicofisico”, continuano i pm capitolini. “Di certo poi, tale interesse del bambino non può automaticamente farsi scendere del mero decorso del tempo in cui il bambino rimane insieme ai due ‘genitori‘. Questo ufficio ritiene che sia evidente la illogicità e irrazionalità di dette situazioni (tutt’altro che teoriche) e la gravità delle conseguenze che esse determinerebbero per gli stessi bambini coinvolti“.

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