Romania, fa flop il referendum contro il matrimonio egualitario

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Appena il 20,41% degli aventi diritto al voto si è recato alle urne per modificare la Costituzione, con il quorum del 30% lontanissimo.

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Dopo mesi di propaganda e polemiche, ha visibilmente floppato il referendum voluto dalla Romania per vietare il matrimonio egualitario.

Un voto, quello richiesto al popolo rumeno, che avrebbe dovuto certificare l’assoluta unicità del matrimonio ‘tradizionale’, cambiando l’articolo 48 della Costituzione nella parte in cui si parla di ‘unione spontanea fra coniugi’. La frase sarebbe dovuta diventare ‘tra uomo e donna’. Ebbene appena il 20,41% degli aventi diritto al voto si è recato alle urne per modificare la carta costituzionale, con la soglia minima del 30% neanche lontanamente sfiorata. Quorum distante quasi 10 punti e consultazione miseramente affondata, anche se spalmata su due giorni e con la Chiesa ortodossa pesantemente in campo per spingere gli elettori al voto. Ma così non è stato.

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A sostenere il referendum, incredibile ma vero, non solo il Coaliția pentru Familie, la Coalizione per la Famiglia, ma anche il Partito Social Democratico. Esultano, giustamente, le associazioni LGBT, per settimane diffamate e attaccate a mezzo stampa ma oggi uscite vittoriose. In Romania il matrimonio egualitario non esiste, ma in futuro potrà diventare realtà. Il flop referendario del fine settimana ha così sentenziato.

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