Russia: la verità sul giornalista gay ucciso

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L'omicidio del giornalista gay russo sarebbe l'ultimo di una lunga serie di delitti a sfondo omofobico

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Ancora una volta un crimine efferato contro la libertà di essere omosessuali in Russia. E a quanto pare sarebbe la punta dell’iceberg di una lunga serie. Dmitry Tsilikin, giornalista gay e critico teatrale, esperto di cultura e spettacolo e contributor per vari magazine, è stato trovato morto nel suo appartamento tra il 31 marzo e il primo aprile: il suo corpo viene trovato martoriato da ripetute pugnalate sparse in ogni angolo del corpo, segno che il delitto ha un movente da cercare nell’odio verso chi è diverso.

Dopo alcuni giorni viene fermato dalla polizia Sergei Kosirev, studente 21enne già noto alla polizia per le sue tendenze ideologiche filonaziste e per il soprannome che si è affibbiato, “The Cleaner”, il ripulitore. Da tempo erano manifesti i suoi deliri politici sui social, testimoniati dalla pubblicazione di foto di Hitler e di massime incitanti all’odio e alla discriminazione. Stando a quanto rivelano i giornali locali, i due si sarebbero incontrati a causa di un tranello tirato da Kosirev, spacciatosi per gay e abbordato in una chat online dal giornalista.

Le novità degli ultimi giorni sul caso sono sconcertanti: le autorità locali non hanno trovato segni di infrazione e perciò non hanno compiuto particolari indagini sulla vicenda, liquidandola in modo piuttosto inusuale. La giornalista rusa Masha Gessen, famosa attivista per i diritti emigrata da anni in America, ha alzato la voce denunciando l’omertà dei media locali sulle reali cause dell’omicidio: “In un Paese dove la violenza è frequente e si giustifica con varie ragioni, questo crimine era di tutt’altra natura. Un omicidio che non chiamiamo con il suo nome”, ha scritto la giornalista sul New York Times

“Tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, quando un giornale americano riportava la notizia della morte di un uomo giovane senza precisare le cause del decesso, questo lasciava supporre che l’uomo fosse morto per colpa dell’HIV.  In Russia oggi, l’equivalente è un necrologio che indica che un uomo è stato pugnalato nel suo appartamento e che nessun segno di infrazione sia stato rilevato. I necrologi non parlano di omicidio ma di ‘morte tragica’. Quello che si dice è che la vittima fosse gay e che sia stata uccisa da un uomo che è stato lasciato entrare, senza specificare altro”.

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Secondo la giornalista russa l’omicidio è riconducibile a una serie di delitti efferati contro quelle figure di rilievo che sono scomode: il giornalista gay Tsilikin sarebbe solo un pezzo del puzzle. La Gessen ricorda altri casi precedenti, tra i quali quelli concernenti gli attori Viatsheslav Titov e Alexei Devochenko, ritrovati morti rispettivamente nel 2011 e nel 2014, in circostanze del tutto simili. Si stima che in Russia siano stati assassinati in 20 anni 315 giornalisti, rei soltanto di aver manifestato un’indipendenza ideologica dal governo e, in questo e in alcuni altri casi, di essere omosessuali. “Quello che nessuno ha scritto in risposta a queste morti è che la campagna antigay del Cremlino, che comunica al pubblico che la violenza omofobica rimarrà impunita, assicura che questi crimini efferati continuino“.

Per leggere il coraggioso parere della giornalista, cliccate qui.

 

 

 

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