Russia: via i gay dall’Esercito

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Il servizio di leva in Russia e' stato vietato a omosessuali, tossicodipendenti e alcolisti. Sono le nuove indicazioni mediche pubblicate giovedì dal giornale ufficiale.

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MOSCA – Il servizio di leva in Russia e’ stato vietato a omosessuali, tossicodipendenti e alcolisti. Sono le nuove indicazioni mediche pubblicate giovedì dal giornale ufficiale Rossiyskaya Gazeta e che entreranno in vigore dal primo luglio. Soltanto in tempi di guerra potranno essere chiamate alle armi anche “persone che hanno problemi di identita’ e di inclinazioni sessuali”, recita il testo della normativa.
I nuovi criteri sono stati illustrati all’agenzia Interfax dal capo della commissione medica del ministero della difesa, generale Valeri Kulikov. “Sono regole che impongono una soglia piu’ alta di salute fisica e psicologica per i coscritti e i militari”, ha spiegato Kulikov. Una riforma necessaria, a suo giudizio, visti i numerosi casi di incidenti e violenze registrati nelle caserme russe e legati sovente a problemi di salute, disturbi emotivi, alcolismo, assunzione di droghe.
La nuova normativa esclude dunque totalmente dal servizio militare le persone identificate come consumatori di sostanze stupefacenti, oltre che i sieropositivi e i giovani che manifestino disordini emotivi e psicologici di un qualche rilievo.
L’arruolamento sara’ inoltre rifiutato alle persone di “orientamento sessuale non tradizionale” ha confermato Kulikov, pur ammettendo che in questo caso “non si tratta di un problema medico” e ricordando che l’omosessualita’ “non e’ classificata come una malattia dall’Oms”.
Il generale ha tuttavia difeso questa scelta, osservando che essa risponde a “norme internazionali” adottate in molti paesi e che mira a tutelare gli stessi omosessuali, destinati con estrema probabilita’ a “patire pesanti contraccolpi psicologici” in un ambiente come quello militare.
“Queste nuove regole sono un passo in avanti, ma la loro applicazione dipendera’ alla fine dalle valutazioni delle commissioni di coscrizione, dove i medici si trovano a dovere rispondere alle pressioni dell’esercito”, ha spiegato Lyudmila Vorobyeva, componente del Comitato madri di soldati, un gruppo che si batte per la difesa dei diritti dei militari.
Di frequente le Forze armate russe sono state accusate di brutali iniziazioni e sistematici maltrattemanti riservati alle reclute. Soltanto l’anno scorso, circa 1.200 militari sono stati uccisi da commmilitoni, mentre altri 6.000 hanno disertato per sottrarsi alle angherie dei loro superiori, stando ai dati forniti dal Comitato delle madri.

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