Salviamo Pegah dalle pietre

Una donna iraniana si vede rifiutare l’asilo politico in Gran Bretagna. Nel suo paese, l’Iran, rischia la morte per il suo orientamento sessuale. Domani le associazioni in ambasciata. La ospiteremo?

Non spedite Pegah verso la morte. È questo il senso dell’iniziativa promossa da Arcigay e Arcilesbica, congiuntamente al Gruppo EveryOne, per salvare Pegah Emambakhsh, la lesbica iraniana rifugiatasi a Sheffield (Regno Unito) che rischia la pena di morte nel suo Paese d’origine.

Il governo britannico, negando a Pegah l’asilo politico, l’ha condannannata di fatto alla lapidazione e ad una morte sicura. In Iran, infatti, vige la legge coranica che punisce severamente qualsiasi comportamento sessuale contro l’Islam, fra cui, appunto, l’omosessualità.

Dalle 18:30 di lunedì 27 agosto in Via XX Settembre 80 è previsto un sit-in proprio davanti la sede dell’Ambasciata Britannica a Roma. In queste ore sono giunte decine di adesioni all’iniziativa: associazioni delle donne, testate giornalistiche, associazioni lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) e reti internazionali di difesa dei diritti umani.

Scopo del il sit-in è anche quello di sensibilizzare le autorità italiane al caso di Pegah chiedendo al Governo di accogliere la donna nel nostro paese nel caso in cui il Governo Brown si rifiuti di concederle l’asilo politico. Per questo sono stati avviati contatti positivi con membri dell’esecutivo quali Barbara Pollastrini, Emma Bonino e Patrizia Sentinelli, ma anche con esponenti dell’opposizione fra cui Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia.

Sostanziali passi in avanti questo pomeriggio. Grazie all’intervento del Ministro Pecoraro Scanio, una delegazione dei rappresentanti delle associazioni verranno ricevuti domani direttamente dall’ambasciatore del Regno Unito in Italia. Si spera così di dare un impulso decisivo al caso della donna iranana.

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Intanto il Sindaco di Venezia Massimo Cacciari mette a disposizione le strutture della città da lui amministrata per ospitare Pegah. «Nella tradizione di città-rifugio per i perseguitati, già onorata in un recente passato, la città di Venezia è pronta a ospitare la donna iraniana, almeno per un primo periodo di accoglienza: l’Amministrazione comunale da me guidata, in collaborazione con gli altri organismi impegnati per salvare Pegah Emambakhsh, mette fin d’ora a disposizione della donna l’ospitalità in una struttura protetta, in una delle case sottratte al patrimonio della Mala del Brenta. Sono certo, in questo mio appello e in questa mia proposta, di interpretare il comune sentire della città intera e della sua tradizione di civiltà".

E’ possibile firmare la petizione online per salvare la donna iraniana a questo indirizzo: