San Marino, referendum costituzionale ha introdotto il divieto di discriminazione per orientamento sessuale

Un vero e proprio trionfo referendario a San Marino, dove l’omosessualità è stata criminalizzata fino al 2004, con il 71,46% degli elettori che ha voluto dire basta alla discriminazione.

Nella giornata di ieri il popolo della Repubblica di San Marino ha confermato con un travolgente 71,46% la proposta di inserire il divieto di discriminazione per orientamento sessuale direttamente nella propria legge costituzionale. Un referendum schiacciante.

San Marino diventa così l’undicesimo stato al mondo a prevederlo insieme a Gran Bretagna, Svezia, Portogallo, Malta, Bolivia, Ecuador, Isole Fiji, Nuova Zelanda, Messico e Sudafrica. Due i quesiti referendari posti al popolo di San Marino, con l’altro che ha raccolto meno voti favorevoli (il 60%). Questo dimostra come gli elettori abbiano votato esprimendo la chiara volontà di introdurre questa fondamentale evoluzione del diritto.

Arcigay Rimini “Alan Turing”, per voce del Presidente Marco Tonti, si augura che simile eccezionale successo popolare possa essere un segnale e un monito anche fuori dai confini sammarinesi, soprattutto per l’Italia.

Come Arcigay Rimini, comitato di riferimento territoriale per San Marino, ci complimentiamo con la Repubblica per questo passo epocale di civiltà soprattutto pensando che a San Marino l’omosessualità è stata criminalizzata fino al 2004. Lo facciamo con l’orgoglio e la felicità di aver contribuito sostanzialmente a questa evoluzione prima collaborando alla legge sulle unioni civili – approvata specialmente grazie a Paolo Rondelli del comitato promotore e alla prima firmataria Valentina Rossi – e oggi avendo sostenuto con forza questo referendum risultato in un clamoroso successo.

Anche Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, ha commentato lo storico referendum di San Marino.

Il risultato del referendum costituzionale tenutosi ieri a San Marino e che ha approvato con il 71,46% di voti favorevoli l’introduzione del divieto di discriminazione per orientamento sessuale nella legge fondamentale dello Stato è motivo di profonda soddisfazione, anche per il lavoro che l’Arcigay di Rimini ha profuso a supporto di questo risultato assieme agli attivisti sammarinesi. Quanto avvenuto, dovrebbe far riflettere la politica italiana sul ritardo che il nostro Paese continua ad avere su questo tema: la politica Italiana e i vari governi che si sono avvicendati negli anni continuano a sottovalutare l’aumento di casi di violenza e discriminazione, e se ad ogni legislatura vengono depositate numerose leggi che vorrebbero agire contro omofobia e transfobia, nessuna di queste è mai riuscita a diventare legge. Tuttora nessuna delle proposte depositate alla Camera e al Senato, da parlamentari di maggioranza e di opposizione, è stata ancora incardinata per l’avvio della discussione nelle commissioni competenti, primo passo necessario per avviare il percorso di una legge. Il nostro appello è affinché le forze politiche superino le rispettive diffidenze e lavorino assieme nell’interesse dei cittadini, per dotare finalmente il nostro Paese di una legge di civiltà, attesa da ormai troppi anni.