SANGUE GAY? NO GRAZIE

Polemica tra ministri sulla decisione del Policlinico di Milano di non accettare sangue da Paolo Pedote, donatore omosessuale. L’abbiamo intervistato. Annunciata una manifestazione.

MILANO – Recarsi in un ospedale col nobile intento di fare una donazione di sangue e sentirsi dire “no grazie” a causa del proprio orientamento sessuale. Succede nella più grande città del nord Italia e sull’argomento è scontro aperto tra i due ministri della Salute del governo Berlusconi. Dal ministero guidato oggi da Francesco Storace è partita una lettera indirizzata all’ospedale Maggiore Policlinico di Milano con l’invito a modificare i protocolli relativi alla donazione del sangue, eliminando ogni riferimento discriminante relativo all’eventuale omosessualità del donatore. Gli ha risposto il suo predecessore, Girolamo Sirchia, accusandolo di parlare senza essere informato e di badare solo alla ricerca di consensi. “Ma non si può fare demagogia su un tema che riguarda la salute.” ha aggiunto Sirchia, “Noi abbiamo il dovere di tutelare i nostri pazienti e non possiamo dar loro un rischio maggiore di quello che già corrono”. Dalla direzione del centro trasfusionale meneghino dicono di non avere alcun intento discriminatorio contro gli omosessuali e di avere come solo obiettivo la sicurezza del sangue raccolto.

Sull’argomento è intervenuta la Società Italiana di Medicina Trasfusionale, il cui Presidente, Pietro Bonomo, ha espresso “disagio” in merito al rifiuto di accettare come donatore di sangue presso l’Ospedale Policlinico di Milano un soggetto in quanto omosessuale, parlando apertamente di un “diritto negato” e ricordando che il sangue è un “farmaco” indispensabile per salvare la vita di un malato che non è producibile in una fabbrica ma può essere fornito solo da esseri umani per altri esseri umani. Ha aggiunto poi che «le leggi che regolano le attività della donazione e della trasfusione del sangue nel nostro Paese sono basate sugli aggiornamenti e i progressi scientifici e culturali che negli ultimi 15 anni sono stati molto importanti». E’ per questo che «i recenti provvedimenti legislativi italiani, così come tutta la normativa europea di riferimento, non citano più tra le cause di non idoneità alla donazione di sangue “categorie di soggetti a rischio”, bensì “comportamenti a rischio” che possono essere comuni a categorie diverse. In altre parole non è considerata a rischio “la categoria degli omosessuali”, bensì “i comportamenti omo o eterosessuali” che possono comportare una maggiore probabilità di trasmissione di malattie infettive». Ciò in base «all’evidenza scientifica che l’AIDS, che negli anni ’80-’90 era considerata la “malattia dei gay”, è divenuta una malattia a trasmissione sessuale che interessa oggi prevalentemente soggetti eterosessuali».

A Paolo Pedote, scrittore e giornalista milanese che con la sua testimonianza ha fatto emergere il caso, sarà sembrato di essere tornato di 15-20 anni indietro nel tempo. Ci è sembrato opportuno dargli la parola.

Paolo, dicci come sono andate le cose.

Sono andato al Policlinico di Milano ed ho passato i primi screening iniziali, riguardanti il mio passato dal punto di vista medico, eventuali malattie in famiglia eccetera, dopo di che sono partite tutta una serie di domande relative alla vita sessuale. Mi è stato chiesto se avevo una partner fissa e ho detto di no. Mi è stato chiesto se avevo delle partner occasionali e ho detto di no. Ho spiegato che i miei rapporti sono sempre protetti ma sono con uomini. A quel punto mi è stato detto che, sebbene per legge sia possibile per gli omosessuali donare il sangue, al Policlinico non lo accettano. Il dottor Marconi dopo mi ha ribadito che secondo lui non è pregiudizio ma una decisione volta a tutelare il ricevente perché gli omosessuali maschi sarebbero una categoria a rischio. Gli ho fatto presente che la legge non parla di categorie a rischio ma di comportamenti a rischio e io non avendo mai avuto rapporti a rischio non intendevo accettare questa loro posizione. Nel loro caso mi hanno detto che si trattava di una scelta interna al policlinico, fatta secondo coscienza. Sono andato via piuttosto arrabbiato, dicendo loro che la cosa non sarebbe finita lì e che avrei cercato di farmi sentire. Sono molto fiero di aver fatto questa battaglia e che abbia avuto questa risonanza mediatica, ma circa un mese dopo siamo ancora alle polemiche sul “donatore gay”.

Sei stato ospite nella trasmissione di Maurizio Costanzo. Come ti sei trovato?

Bene, anche perché tutto quanto è stato incentrato sul tema dell’omofobia. (Pedote è co-autore con Giuseppe Lo Presti del libro intitolato appunto “Omofobia“, raccolta di citazioni che tracciano una breve storia del pregiudizio nei confronti delle persone omosessuali, edito da Stampa Alternativa. Ndr.) Costanzo è stato molto gentile da questo punto di vista. Con Alessandro Cecchi Paone, altro ospite, abbiamo fatto fronte comune contro il sessuofobo Sirchia. C’era anche il criminologo Francesco Bruno che detto che anche nel suo campo scientificamente non valutano più le categorie a rischio ma i comportamenti. Su queste posizioni rimane solo il policlinico di Milano e altri pochi centri, vittime evidentemente di un cattolicesimo bigotto. Su tutta la questione è stato fatto del terrorismo psicologico verso chi accetterà il sangue dei gay, qualcuno potrà essere indotto a pensare che hanno un sangue meno sicuro di altri e questo secondo me da un punto di vista legislativo è molto pericoloso. Da questo poi parrebbe emergere che il preservativo non è strumento utile per tutelarsi dal contagio, perché con questa storia delle categorie a rischio sembra quasi che si voglia dire che se anche uso il preservativo posso essere contagiato. In altre parole si dice che il profilattico agli omosessuali non serve, perché i gay sono portatori di Hiv. Sono due elementi molto gravi, da combattere.

Si è parlato del caso alla riunione del direttivo del C.I.G. Centro Iniziativa Gay-Arcigay Milano, il cui presidente Paolo Ferigo ci ha detto: «Abbiamo dato mandato ai nostri legali di vedere se c’è una forma per poter procedere ad una denuncia contro il Policlinico, sebbene non sia una cosa semplice non essendoci leggi antidiscriminatorie e norme che ci possano difendere. Ci stiamo studiando. Nel frattempo stiamo preparando una manifestazione all’ospedale proprio per rifiutare quello che il Policlinico dice e che dovrebbe presumibilmente avvenire sabato 8 ottobre». Essendo la data indicativa per avere conferma di quella definitiva si consiglia di consultare il sito dell’Associazione.

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