Sanzione al prof che tolse il crocifisso dall’aula: “censura” per lui

Zotti a Gay.it: “Nessun rispetto della nostra sensibilità e della laicità della scuola”

Davide Zotti

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Alla fine la sanzione è arrivata. Davide Zotti, il professore di filosofia triestino sottoposto a indagine disciplinare per aver tolto il crocifisso dalla sua aula , è stato “censurato”. È così che si chiama la sanzione stabilita dall’Ufficio Scolastico che, verificato il curriculum di Zotti, ha rinunciato alla sospensione optando per una sorta di ammonizione, una nota di demerito. Ma sempre di una sanzione si tratta. “Inutile appellarsi alla laicità dello Stato e della scuola pubblica – sottolineano i Cobas Scuola, di cui Zotti fa parte -, al fatto che quel crocifisso è il simbolo della Chiesa cattolica, imposto nelle aule scolastiche da due regi decreti in epoca fascista”. Un simbolo che, però, nel verbale che comunica la sanzione, viene definito “arredo scolastico”.

“Mi è stato spiegato che il mio gesto sarebbe stato da sospensione – spiega Davide Zotti a Gay.it -, ma non avendo altre “macchie” sul curriculum, si sono limitati alla censura. Per me rimane sempre una sanzione ed è grave comunque perché ne va del mio ruolo di insegnante e di quella che è una battaglia di civiltà che ritengo ancora legittima”.

Tornano i crocifissi nelle aule e compaiono dove non c’erano

Davide Zotti

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Dopo la decisione dell’Ufficio Scolastico, i crocifissi sono tornati nelle aule. Non solo in quelle da cui erano state rimossi, ma anche in quelle in cui, finora, non c’era.

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“Sono costretto a fare lezione con il crocifisso sulla testa, senza nessun rispetto per la mia sensibilità – dice amareggiato Zotti -. Senza rispetto per il fatto che quello, per me, è il simbolo di un’istituzione che non manca mai di manifestare le sue posizioni omofobe. Questa è l’Italia democratica, dove pare non esserci spazio per le sensibilità delle minoranze, ma solo per quella della maggioranza”. Un’imposizione, quella del crocifisso, che non è neanche prevista dalla legge. Come ci ha ricordato lo stesso Zotti, infatti, i regi decreti di epoca fascista che ne prevedono l’affissione riguardano solo la scuola dell’obbligo, quindi scuole elementari e medie, non il liceo, dove Zotti insegna.

“Mi è anche stato ricordato che non devo parlare con la stampa – continua il docente, che è anche il responsabile Scuola di Arcigay -, perché per la loro interpretazione della legge non potrei rilasciare dichiarazioni senza il permesso della dirigente scolastica. Io esprimo le mie idee, senza mancare di rispetto a nessuno, ma almeno lasciatemi parlare. Eppure, chi continua a denigrare gli omosessuali lo fa liberamente e indisturbato, mentre io devo vedermi comminare una sanzione per avere tentato di tutelare la mia sensibilità, oltre che la laicità della scuola”.

Il supporto di Arcigay

Davide Zotti

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“L’aspetto più incredibile dell’argomentazione del dirigente scolastico – commenta il presidente di Arcigay Flavio Romani – è il confondere un simbolo religioso con un oggetto di arredo scolastico, al pari di un attaccapanni, una lavagna o un armadietto. E quell’oggetto, secondo chi ha deciso la mansione, sarebbe stato utilizzato al di là della sua funzione. Ma il dirigente non spiega quale sia la funzione “propria” di quell’oggetto, né si interroga sulla legittimità di quella funzione in un contesto scolastico”. “Con non poco imbarazzo scopriamo che un crocifisso può essere considerato un elemento di arredo, salvo poi essere considerati blasfemi qualora quel crocifisso, anche solo per errore, fosse messo a testa in giù. Succederebbe la stessa cosa – chiedere provocatoriamente Romani – capovolgendo una sedia?“. “Dal canto nostro – conclude il presidente – ribadiamo il nostro pieno sostegno al gesto del professore e la nostra solidarietà per l’ingiusta sanzione di cui è destinatario”.