Scuola: gli studenti scrivono a Matteo

L’Unione degli Studenti e Arcigay Giovani lanciano un’iniziativa comune contro il razzismo e l’omofobia e invitano a “Ritrovare le parole” ricordando il giovane 16enne torinese.

ROMA – Il dramma dell’emarginazione che ha portato al suicidio del giovane Matteo (raccontata in modo a dir poco approssimativo dai Tg della Rai) ha colpito davvero nel profondo tante persone. Visto che la lotta del bullismo, in tutte le sue forme e manifestazioni, è certamente nell’interesse di tutti l’Unione degli Studenti, in collaborazione con Arcigay Giovani, ha promosso un’iniziativa di solidarietà e di riflessione nelle scuole italiane intitolata “Ritroviamo le parole”.

«Le parole fanno male» dicono i portavoce Filippo Riniolo e Fabio Saccà, «parole di razzismo, parole di omofobia. Parole come “frocio, culattone, ricchione”. Queste parole hanno fatto male a Matteo e a tanti altri ragazzi e ragazze. Come possiamo oggi ritrovare le parole giuste dopo il suo gesto? Invitiamo gli studenti e gli insegnanti a scrivere una lettera a Matteo mercoledì 11 e giovedì 12 aprile 2007. Alcuni moduli standard saranno distribuiti nelle scuole di tutta Italia. Tutte le lettere saranno raccolte dagli organizzatori e consegnate alla Famiglia di Matteo come segno di solidarietà. Sarà possibile scrivere una mail a [email protected] e invitiamo tutte e tutti a pensare in quali situazioni avremmo potuto usare nella scuola un linguaggio diverso. Abbiamo deciso di uscire allo scoperto, di fronte al gesto di Matteo di Torino, di fronte ai tanti troppi momenti di violenza cui i muri della scuole fanno da sfondo. Usciamo perché mentre il mondo sembra sorpreso e indignato, a noi la storia di Matteo, come tante altre storie, sembra normale, fin troppo normale. La politica si divide sulle marce a cui partecipare, ma noi sappiamo che la marcia più difficile è lungo il corridoio della scuola, quando hai un nodo alla gola e vorresti piangere ma davanti a loro non puoi… Ci battiamo per la dignità delle persone. Perché essere alti, bassi, biondi, bruni, cattolici, ebrei, musulmani, immigrati, disabili, omosessuali, transgender, maschio, femmina… non sia più qualcosa di cui vergognarsi. Perché a scuola tutte e tutti possiamo camminare a testa alta. Per dire no alla violenza dei bulli e al silenzio di alcuni insegnanti. Perché la scuola vale di più, la scuola siamo noi.»

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“Ritroviamo le parole” è un’iniziativa per far si’ che la politica ufficiale e le istituzioni riconoscano di avere delle responsabilità che si devono assumere proprio ripartendo dall’ascolto, dall’ascoltare gli studenti e le studentesse essenza autentica della scuola, non filtrata da media di sorta ne da colori di partito. La mobilitazione cominciata oggi si protrarrà fino al 17 maggio “Giornata internazionale contro l’omofobia”, altra iniziativa volta a costruire insieme una società diversa e che trova proprio nello stare insieme la forza del suo cambiamento. (RT)