Senatore di AN contro la “lesbica” Bindi

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Politica trash. Il senatore Saia di AN dice che Rosy Bindi non dovrebbe fare il Ministro per la famiglia in quanto lesbica. Dopo una valanga di critiche bipartisan...

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ROMA – La corsa verso il basso di certa politica pare inarrestabile. Un giorno l’ex ministro Roberto Calderoli dice che «i Pacs, ovvero i matrimoni tra gay, sono un atto contro natura e la natura non si può violentare!» Poi l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi afferma che gli avversari lo avrebbero accusato di tutto, «Mi hanno dato del mafioso e della persona poco perbene tranne che sono gay e ogni tanto bisogna dimostrare di non esserlo», dal che pare di capire che per Berlusconi “gay” è un’accusa che sarebbe stata altrettanto offensiva quanto “mafioso” o “persona poco perbene” (ne saranno lieti gli omosessuali che hanno votato per Forza Italia). Oggi nell’affollato campo dell’omofobia più o meno scoperta e consapevole scende anche Maurizio Saia, senatore padovano di Alleanza Nazionale, secondo il quale Rosy Bindi sarebbe lesbica e dunque inidonea a fare il Ministro per la Famiglia. «Non credo» ha detto Saia nel corso di un’intervista a Canale Italia «che sia un segreto, non ho nulla contro le lesbiche, ma va chiarito che Rosy Bindi è lesbica. Per ciò non mi è sembrato, sul piano politico, da parte di Rosy Bindi corretto assumersi non il ruolo dell’economia o dell’istruzione, dove pure già avrei avuto delle difficoltà ad accettarla, ma il dicastero della Famiglia ad una persona che di famiglia non sa niente.» La pepata reazione della ministra non si è fatta attendere: «Mi dispiace per il senatore Saia ma anche se, per scelta personale, ho rinunciato a sposarmi mi piacciono gli uomini educati, rispettosi delle donne, intelligenti e possibilmente belli. Tutte qualità che il senatore di An non possiede». Bindi ha anche aggiunto: «Non avrei nessuna difficoltà a dichiararmi omosessuale se lo fossi. È evidente che le parole di Saia tradiscono la mentalità discriminatoria retaggio della sua storia politica e dimostrano l’imbarbarimento del confronto politico.»
L’infelice sortita di Saia è stata commentata con riprovazione in entrambi gli schieramenti. Il vicepresidente di Montecitorio Pierluigi Castagnetti ha chiesto «un provvedimento disciplinare da parte del gruppo di An per non pensare ad una sorta di complicità politica». Questa ipotesi è stata smentita da Gianfranco Fini che ha detto senza troppi complimenti che «Il senatore Saia è stato un imbecille» e poi è andato a scusarsi parlando personalmente con la ministra, sebbene per Franco De Luca, responsabile enti locali della DC, «Questo è un caso classico in cui non bastano le classiche scuse al ministro Rosy Bindi». Grillini dei DS da tempo va sostenendo che in parlamento ci sono molti più omosessuali di quelli che hanno fatto “coming out” e manda piuttosto un pensiero a «tutti quei parlamentari omosessuali di AN e del centro-destra costretti a nascondersi e ad avere una doppia vita.» Solidarietà al ministro Bindi è stata espressa anche da altri esponenti del centro destra come Marco Follini e Daniela Santanché, mentre c’è stata anche una presa di posizione da parte del presidente nazionale di Arcigay Sergio Lo Giudice, il quale sottolinea che «Ritenere che l’orientamento sessuale di un esponente politico sia un limite alla sua capacità di intervenire in modo equilibrato su questa o quella tematica è frutto di una mentalità omofobica, paragonata dal parlamento europeo a quella razzista e antisemita nella sua recente risoluzione del 18 gennaio scorso.» Inoltre Lo Giudice dice che «Al di là del caso specifico, su cui il ministro Bindi ha già smentito, essere omosessuale e ricoprire cariche politiche di primissimo piano è ormai una realtà consolidata in Europa, come dimostrano i casi del sindaco di Parigi Bertrand Delanoe, di quello di Berlino Klaus Wowereit, del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e di numerosi ministri apertamente gay del governo inglese. Le parole di Saia sono indegne di un parlamentare di un paese civile.» Il senatore Saia in serata si è scusato, precisando in un comunicato che «”Lesbica” non è un’offesa. Ho anche un parente dichiaratamente omosessuale», aggiungendo poi che la sua voleva solo essere una considerazione di tipo politico. (RT)

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