SESSO ALL’APERTO

A Eraclea vengono allontanati nudisti e omosessuali da una nota spiaggia gay; invece in provincia di Trieste un sindaco istituisce un parco nudisti. Ma il cruising all’aperto, si può fare o no?

Parliamo di questo argomento nel forum.

Un nostro lettore ci ha segnalato che "dopo la pubblicazione" delle pagine dedicate alle spiagge gay d’Italia, "all`Isola del Morto a Eraclea sono arrivati i carabinieri portandosi numerose denunce". La cosa ripropone un problema molto sentito: la "liceità" delle zone cosiddette di battuage, quelle zone all’aperto, cioè, dove abitualmente è facile fare incontri e in qualche caso, consumare fugaci rapporti sessuali.

Per dovere di cronaca, però, smentiamo innanzitutto che in questo caso l’intervento dei carabinieri sia stato causato dall’apparizione sulle pagine di Gay.it di quella segnalazione: leggiamo infatti in un articolo apparso il 18 luglio su La Nuova Venezia, che il "consigliere comunale di Eraclea, Maurizio Pavan da due mesi è in prima linea per il recupero della Laguna del Mort". Quindi qualcuno che invitava le forze dell’ordine a controllare la zona era già all’opera prima che la spiaggia venisse citata su Gay.it. E questo qualcuno, il consigliere comunale di Eraclea Maurizio Pavan, ci è sembrato la persona più indicata per cogliere l’opinione di chi è contrario a questi luoghi di cruising gay.

Quali sono le contestazioni che muovi?

La zona della Laguna del Morto è un’area bellissima, se fosse attrezzata dal punto di vista ambientale, ma ora va in rovina. Tra l’altro la regione è intervenuta facendo dei punti di osservazione, con tanto di indicazione tabellari per andare a visitare la fauna di questa laguna. Da diversi anni, però, questa zona è frequentata dal nudismo. Ma non mi preoccupa il nudismo in sé e per sé; anch’io vedo che le famiglie che vanno a praticare il nudismo non danno minimamente fastidio, perché sono corrette…

Comunque il nudismo è un’attività fuori legge.

Certo, perché sai che qui in Italia il nudismo non è ammesso, è ancora un reato. Ma al di là di questo: sai che si passa sopra su tante cose… Ma il brutto è che la zona ha una fama un po’ particolare: lì ci sono incontri gay e queste cose qua… (sic) Quella è un’area che è di tutti e bisogna sfatare questa fama; addirittura si trovano siti internet e agenzie all’estero che vendono questa area come posto di nudismo e incontri particolari.

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Di aree di questo tipo è piena l’Italia.

Ho capito, ma Eraclea è considerata la perla verde dell’Adriatico. Noi tentiamo di dare un turismo equilibrato e di categoria. Qui bisogna ricreare un’identità ambientalistica.

Ma io vorrei capire in cosa, per ricreare questa identità, disturba la presenza di omosessuali in questa zona.

Non è che disturba l’omosessualità in sé e per sé. Sono gli atteggiamenti e le provocazioni. Se un omosessuale va lì e va a prendersi il sole nudo, tranquillo e pacifico, probabilmente non dà fastidio a nessuno. Ma il fatto di alzarsi, di andare in giro, di mettersi in certe posizioni, di andare di fronte ai ragazzini, questo credo che non sia corretto.

Il fatto è che, al di là di quello che si può pensare, questo è un reato.

No, ma io vado più in là. Io mi metto in prima fila perché la legge non vieti il nudismo in Italia. Mi metto in prima linea perché ho rispetto per gli altri, anche per chi vuol praticare il nudismo, o per gli omosessuali, o per tutti i diversi da me. Però, Santiddio, c’è chi pratica il nudismo e chi non vuole praticare il nudismo. Allora segnaliamo delle aree in cui si possono fare delle cose e aree in cui non si possono fare. A me dispiace di avere rotto l’anima a questi ragazzi e questi uomini, ma ritengo che il Morto sia anche mio e quindi deve poter essere praticato anche dai miei figli.

Allora la domanda che sorge è: fino a che punto è giusto scegliere delle aree di cruising, senza arrecare disturbo a chi vorrebbe frequentarle con i suoi bambini? Oppure, estremizzando: fino a che punto ci si può spingere nelle attività che si praticano in una zona di cruising?

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Dal punto di vista legale la situazione è abbastanza chiara: esibirsi nudi in un luogo pubblico, anche se poco frequentato come una spiaggia semi-deserta, non è consentito dalla legge italiana. Fino a poco tempo fa, esistevano solo pochissimi "parchi nudisti" autorizzati, che in realtà non erano luoghi pubblici. Ma qualcosa anche da quel punto di vista sta cambiando. Così avviene che, non molto lontano dalla laguna del Morto, un sindaco convochi una associazione naturista per concordare i modi per proteggere l’attività di nudismo in quella zona. Ma vediamo tutta la storia: un consigliere zelante del comune di Duino presenta una mozione per far sì che la zona della Costa dei Barbari venga "rivalutata" (si dice così, no?) allontanando nudisti e gay. La proposta, grazaie alla grande tradizione nudista di questa parte d’Italia, viene bocciata. Da lì il sindaco comincia una serie di consultazioni per affrontare comunque il problema. Ieri, il sindaco Marino Vocci ha incontrato i rappresentanti dei naturisti (l’associazione Liburnia) e degli omosessuali (il consigliere comunale di Trieste e presidente Arcigay Fabio Omero) per concordare di segnalare la zona con dei cartelli, con cui si avvisano gli eventuali avventori che in quella zona è possibile incontrare uomini e donne come mamma li ha fatti. Una specie di parco nudisti.

E la legalità? Fabio Omero, che abbiamo sentito sull’argomento, assicura che prima di fare questa scelta il sindaco ha consultato anche il prefetto: "ci ha assicurato che, dal momento che il comune senso del pudore si è evoluto, il nudismo in una zona come quella può essere tollerato". Bontà sua. Inutile dire che la zona in questione (stiamo parlando della famosa – in certi ambienti – Costa dei Barbari) è molto frequentata anche da gay.

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Quindi il nudismo viene oggi tollerato: ma se si viene sorpresi "quasi" vestiti in atteggiamenti che definire teneri sarebbe eufemistico, cosa si rischia? L’avvocato Ezio Menzione in una risposta fornita nella rubrica di esperti online di Gay.it Leo, spiega che se le forze dell’ordine arrivano "trovandovi con i pantaloni abbassati, parte quella che fino a non molto tempo fa era una denuncia per atti osceni in luogo pubblico, che oggi – fortunatamente – non è più un reato. Fanno però ugualmente una segnalazione e si incorre in una multa salata. Il tutto, debbo dire, non riguarda solo le coppie omosex, ma anche le coppie etero: le regole e le sanzioni sono le medesime".

E’ quindi chiaro che è illegale qualsiasi attività sessuale in luoghi comunque accessibili a chiunque (anche se, spiega Menzione in un’altra risposta a Leo, "Le conseguenze variano a seconda se il luogo è veramente appartato e sostanzialmente isolato – e allora ci sarà solo una piccola multa – oppure se è un luogo facilmente accessibile – e allora le conseguenze saranno più gravi"). E nulla si potrebbe ribattere a chi, come il consigliere Pavan, desidera, pur "nel rispetto per gli altri, anche per chi vuol praticare il nudismo, o per gli omosessuali", rivalutare la zona, cancellandola dagli elenchi delle zone di incontro per gay.

Tuttavia, in casi come quello della Laguna del Morto, non riusciamo a eliminare la netta sensazione che non sia solo il desiderio di rivalutazione del luogo, animato da spiccata sensibilità naturalistica, a muovere le azioni di recupero di queste aree. Allora la domanda che prima era "fino a che punto può spingersi il cruising gay?" diventa, inesorabilmente, "fino a che punto le azioni di recupero delle aree di cruising gay sono esenti da atteggiamenti omofobi?".

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