Si baciavano al Colosseo, il Giudice chiede i video

2 anni e mezzo dopo i fatti, si è tenuta questa mattina l’udienza del processo che vede coinvolti Roberto e Michele, i due ragazzi gay che vennero fermati al Colosseo mentre si baciavano

Roma – Solo un bacio o tutt’altro? Una vicenda che fece mediaticamente scalpore in tutta Italia. Era la notte tra il 27 e il 28 luglio del 2007 quando Francsco e Michele vennero fermati da una pattuglia di carabinieri al Colosseo, nei pressi della Gay Street di Roma. I due si difesero immediatamente sottolineando come si stessero ‘solo baciando’. Tutt’altra versione venne data dai carabinieri, che risposero con un eloquente "era tutt’altro che un bacio", tanto da denunciare i due giovani per «atti osceni in luogo pubblico», trattandosi di un reato «palese ed inequivocabile».

Nei giorni a seguire la comunità glbtq romana scese in piazza, proprio al Colosseo, per esprimere la propria solidarietà alla coppia accusata, mentre anche il mondo della politica si schierò a loro favore, con Livia Turco, all’epoca Ministro della Salute, che si augurò pubblicamente "che a questi ragazzi si chieda scusa, sperando in un errore".

Questa mattina, a due anni e mezzo dai fatti, si è tenuta l’udienza del processo che vede coinvolti i due ragazzi, (all’epoca dei fatti di 27 e 28 anni), da allora supportati dai legali di Arcigay Roma, che ha fatto sapere, tramite Daniele Stoppello, responsabile dell’Ufficio legale, come  "Il giudice ha disposto l’acquisizione dei video delle telecamere posizionate al Colosseo la sera del fermo dei nostri assistiti. Siamo soddisfatti – prosegue Daniele –  perché viene accolta una richiesta avanzata da noi in molte occasioni che, finalmente, contribuirà a fare chiarezza sull’intera vicenda".

Ti suggeriamo anche  Pro Vita, la Sindaca Raggi fa sparire gli osceni manifesti omofobi: 'offendono tutti i cittadini'

"E’ un passo avanti nel procedimento. Siamo soddisfatti che siano state accolte le nostre richieste. Adesso è importante che il Comune di Roma, che gestisce gli impianti di videosorveglianza, e le Forze dell’Ordine coinvolte – continua il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo – rendano disponibili le registrazioni in tempi celeri".

 

di Federico Boni