Sicilia: intolleranza contro i diritti dei gay

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Arresti e denunce a militanti di Forza Nuova che volevano impedire ad altre persone di manifestare liberamente. Il movimento gay in Sicilia si espande, nonostante a qualcuno la...

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CATANIA – Il movimento omosessuale siciliano sta vivendo un momento di grande espansione. Negli ultimi mesi si è assistito alla fondazione dei Comitati provinciali di Arcigay a Catania, Palermo, Messina e, a breve, di Siracusa, Ragusa ed Enna. Questo crescere d’iniziative e libertà civili a certi nostalgici del ventennio fascista la cosa non piace. In occasione del Gay Pride tenutosi a fine giugno a Catania attivisti di estrema destra di Forza Nuova sono scesi in strada con striscioni e cartelli che inneggiavano il loro “No al Gay Pride” e affermavano che “Le perversioni vanno curate non manifestate”. I “forzanovisti” volevano che la marcia per le vie cittadine del Gay Pride, che era stata regolarmente autorizzata, venisse sciolta e che gli attivisti LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) venissero allontanati dal centro città. Per quegli eventi trenta attivisti sono stati denunciati e ora rischiano di essere condannati per aver cercato di impedire lo svolgimento di un manifestazione pubblica, pacifica e regolarmente autorizzata. In un comunicato stampa firmato dal segretario di Forza Nuova in Sicilia Giuseppe Bonanno Conti parla del Pride come di una “vergognosa sfilata di pervertiti di ogni genere che come ogni anno ha oltraggiato Catania” e spiega che loro chiedevano “che venisse sciolto il corteo e che i degenerati andassero ad esercitare ed esternare vizi e perversioni in altri luoghi lontano degli occhi di indifesi bambini che passeggiavano con le loro famiglie in via Etnea”. Nel documento si legge anche che “perversi e deviati sessuali” devono farsi curare e non manifestare “le loro deviazioni sessuali nel tentativo di farle passare per normali” e si specifica che “la Famiglia è quella tradizionale formata da un Uomo, una Donna e dai legittimi Figli; altri tipi di famiglia o di unioni non dovessero essere riconosciute, legittimate o propagandate.” Visti gli argomenti è forse superfluo ricordare che a livello nazionale “Forza Nuova chiede il ritorno in vigore del Concordato del 1929 con cui lo Stato Italiano riconosce alla Chiesa Romana il ruolo di guida spirituale del popolo” e “ritiene essenziale che la Fede, che ha accompagnato il nostro paese per duemila anni, venga custodita e trasmessa fedelmente alle future generazioni respingendo la cultura nichilista e laicista oggi imperante.” Nel suo comunicato stampa il signor Bonanno Conti parla di “poveri froci sinistroidi che possono permettersi qualsiasi atto illegale” e attacca anche l’attuale governo di centro sinistra, indicato come portatore di “un’ondata di caos” e intento a “propagandare il maggiore consumo di droga, la diffusione di omosessualità e pedofilia e l’incentivazione dell’immigrazione selvaggia”. Insomma il solito zibaldone omofobo e populista, basato su ignoranza e pregiudizio e nel quale l’orientamento sessuale delle persone viene associato – senza alcun senso logico – col caos, con la criminalità e la pedofilia.
Dal canto suo Paolo Patanè, Presidente dall’Arcigay di Catania, ritiene il documento «gravissimo nella forma e nei contenuti. Appare come un manifesto della strategia forzanovista di rifiuto della legalità, dai toni palesemente intimidatori. Non dimentichiamo che la pretesa di impedire un corteo assolutamente legittimo, e regolarmente autorizzato, con un’iniziativa assolutamente illegittima e non autorizzata, caratterizzata da slogan inammissibili e volgari, è di per se inaccettabile, ma diventa pericolosissimo se frutto non di una scelta contingente ed episodica, ma di una strategia articolata e di lungo periodo.» Alla luce di questo Patanè plaude a nome dell’associazione «all’operato di Polizia e Magistratura, sottolineando come certe affermazioni contenute nella nota di Conti appaiano francamente ridicole. Il mio pensiero è che, nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti, non si possa assolutamente ammettere che la dialettica politica sconfini nell’insulto e nella minaccia. Chiediamo e chiederemo sempre un intervento delle Istituzioni perché valutino l’opportunità di sciogliere un’organizzazione che teorizza violenza e discriminazione come fondamento della sua battaglia politica. Questa posizione ci pare oggettiva ed assolutamente estranea a qualunque rischio di strumentalizzazione ideologica. Per quanto ci riguarda non c’è una violenza ammissibile sulla base del colore politico, a differenza di quanto evidentemente pensa Bonanno Conti…. La convivenza civile è fatta di regole, e chi sceglie di rifiutarle si qualifica di conseguenza. I fatti dimostrano che Forza Nuova è incapace di elaborare una progettualità politica articolata su proposte e posizioni anche specifiche, preferendo la brutale volgarità di chi non è depositario di nulla.»
(Roberto Taddeucci)

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