L’infettivologa Silvia Nozza: “I giovani non hanno memoria storica”

“Fate il test, un sieropositivo diagnosticato precocemente e trattato non contagia e ha una vita sovrapponibile a un sieronegativo”.

Gay.it ha raggiunto Silvia Nozza, infettivologa del San Raffaele di Milano, in occasione della Giornata Mondiale contro l’Aids.

Più passano gli anni e più si osserva un cambiamento nelle modalità di trasmissione del virus: aumentano i casi attribuibili a trasmissione sessuale. A cosa è dovuto? Cosa potrebbero fare le istituzioni – mediche e non – per raggiungere concretamente quella fetta di popolazione inconsapevole della propria sieropositività o del rischio di contrarre il virus?

La fascia con incidenza maggiore dell’infezione è quella dei soggetti 20-29 anni. I giovani non hanno memoria storica degli anni in cui di Aids si moriva e non sono state messe in atto campagne informative adeguate. Si dovrebbe allargare l’accesso al test, perché la consapevolezza dell’infezione da Hiv permette l’accesso alla terapia e quindi il controllo dell’infezione in quanto i soggetti in terapia efficace non sono contagiosi.

Aumento degli stranieri con nuova diagnosi da Hiv: sono in atto programmi per sensibilizzare le varie comunità che abitano nel nostro Paese?

Sono in atto programmi mirati verso alcune popolazioni. L’aumento si può leggere, infatti, anche come una maggiore sensibilizzazione nell’eseguire il test in queste popolazioni, soprattutto se provenienti da Paesi ad alta incidenza.

Per la sua esperienza, le scuole italiane hanno un po’ dimenticato la questione?

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Assolutamente sì. Non ci sono programmi istituzionali di educazione sessuale e di prevenzione di infezioni sessualmente trasmissibili. Viene lasciato tutto all’iniziativa della singola scuola e delle associazioni.

Quando una persona viene diagnostica Hiv positiva, qual è la procedura?

Si esegue una visita medica per prendere in carico la persona, cioè eseguire gli esami di stadiazione della malattia (sistema immunitario e attività del virus) che permetteranno di prescrivere la terapia più adeguata. I controlli successivi vengono decisi in base alle caratteristiche individuali, ma generalmente sono dopo un mese e dopo tre mesi dall’inizio della terapia e quindi ogni tre mesi fino al raggiungimento della viremia non determinabile, cioè la completa efficacia farmacologica. Viene offerto anche un supporto psicologico che non sempre viene accettato.

Oggi l’aspettativa di vita degli infetti è in linea con quella dei non infetti. In una conferenza stampa, però, lei dichiarava che una vita da sieropositivo non è una vita delle più facili: a cosa faceva riferimento?

Mi riferisco al fatto che è una vita medicalizzata, cioè il farmaco deve essere sempre assunto (da noi è gratuito, non è così in tutti i Paesi del mondo) e ci si deve sottoporre a controlli periodici. Inoltre alcuni Paesi (ad esempio Russia, Cina ed Emirati Arabi) richiedono il test negativo per rilasciare permessi di lavoro.

Hiv: presto si terrà sotto controllo con un’iniezione al mese?

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Ci sono studi che stanno valutando l’efficacia di farmaci somministrati in questo modo. I risultati sono promettenti, l’arrivo in commercio non è però previsto a breve.

Dibattutissima PrEP: a che punto siamo con la profilassi pre-esposizione?

La PrEP è già approvata in Italia ma il farmaco è in fascia C, cioè prescrivibile dall’infettivologo ma con pagamento a carico della persona che vuole farla.

Sifilide e gonorrea sono in aumento?

Sono infezioni sessualmente trasmissibili che si trasmettono facilmente anche con rapporti orali. Anche in questo caso si evidenzia la scarsa conoscenza della modalità di trasmissione e dei sintomi. I numeri globali italiani sono purtroppo aggiornati a fine 2015, ma nei centri clinici registriamo un aumento dei casi.

L’epidemia di Epatite A registrata negli scorsi mesi è rientrata?

Sì, è rientrata, ma è auspicabile che i soggetti a rischio si siano vaccinati o abbiano in programma di farlo. C’è stato il problema della difficile reperibilità del vaccino, ma da dicembre dovrebbe risolversi.

C’è qualcosa che non abbiamo detto e che vorrebbe dire? Un messaggio da lanciare?

Fate il test, perché un sieropositivo diagnosticato precocemente e trattato ha una vita sovrapponibile a un sieronegativo e non contagia. La diagnosi precoce è fondamentale.