Simone Pillon si fa i complimenti da solo su FB e poi rilancia: “difendere i nostri nostri figli dall’indottrinamento GENDER”

Il senatore leghista commenta un suo stesso post Facebook facendosi i complimenti. Gaffe virale e rilancio dopo la condanna di ieri.

E’ diventato virale il commento di Simone Pillon a Simone Pillon, su Facebook, nel post che ieri commentava la condanna per diffamazione ad un’associazione LGBT. Il senatore leghista, che non si è probabilmente reso conto di non aver cambiato il proprio profilo, ha infatti lasciato un commento sotto la sua stessa dichiarazione, ‘Forza Simo’. Una gaffe che non è passata inosservata, tanto da diventare facile calamita per centinaia di sfottò.

A quel punto Pillon, resosi conto della figuraccia, ha bissato con un altro secondo commento: “FORZA SIMO! E questa volta, car* amic*, non l’hanno scritto i ragazzi dello staff dimenticando di cambiare account, e nemmeno una delle mie 76 diverse identità di genere, me lo sono proprio scritto da solo: volevate l’autodeterminazione no!? Ora torno a difendere la libertà educativa di mamma e papà. Sciocchezze come genitore 1 e 2, bestialità disumane come l’utero in affitto, le lascio volentieri a voi, amici del progresso. Un saluto dal vostro Senatore medievale preferito“.

Tecniche di autoironia, quelle di Pillon, questa mattina tornato all’attacco dopo la sentenza di ieri: “Continueremo a difendere la libertà educativa delle famiglie e la libertà dei nostri figli di non subire l’indottrinamento GENDER, costi quel che costi. Come dice l’amico Massimo Gandolfini, chiameremo sempre i fatti con il loro vero nome, senza mai piegarci alla dittatura del politcamente corretto”.

Gandolfini, padre del Family Day, ha infatti espresso ‘sconcerto e incredulità’ per la sentenza di Perugia: “Da molti anni Pillon è oggetto di attacchi denigratori con lo scopo di indebolire una voce pubblica che ha sempre avuto il coraggio di chiamare i fatti con il loro vero nome, senza mai piegarsi alla dittatura del politicamente corretto che tenta di nascondere la verità. Questa azione di onestà e di chiarezza ha il valore di grande merito culturale, sociale e politico che abbiamo sempre condiviso e che continueremo a condividere con Simone Pillon, assicurandogli sin da ora la nostra operosa vicinaza. Insieme a milioni di concittadini che difendono i valori non negoziabili della vita, della famiglia, della libertà educativa, riaffermiamo il nostro proposito di non arrenderci alla deriva culturale della dittatura del relativismo che sta inquinando la nostra società“.

Un comunicato a dir poco surreale, che tramuta i carnefici in vittime, la diffamazione in ‘politicamente scorretto’, i pochi partecipanti al Congresso di Verona in ‘milioni di concittadini’. “Se la cantano e se la suonano“, diremmo a Roma, tanto da doversi commentare le proprie sparate social, pur di strappare qualche straccio di incoraggiamento.