Il sindaco di Trapani si rifiuta di riconoscere i figli di una coppia gay: ‘manca la legge’

E consiglia di rivolgersi a un giudice, come unica soluzione legittima.

Niente riconoscimento per i figli di una coppia gay. Ma i cittadini di Trapani non ci stanno, e si sono messi dalla parte di Leo e Francesco, i due padri omosessuali che vorrebbero registrare all’anagrafe del Comune di Trapani i loro due bambini, avuti in California tramite GPA. Peccato che il sindaco, Giacomo Tranchida, non intenda concedere il riconoscimento. Il rifiuto è stato formalizzato lo scorso 6 marzo 2019, e da quel giorno Leo e Francesco hanno visto il sostegno della gente del posto, che ha richiesto al sindaco di procedere con l’iscrizione all’anagrafe.

Il sindaco dem rimane certo della sua decisione, ma non per convinzioni personali, bensì perché “la legge è lacunosa e questo può essere superato soltanto da un giudice. Perché, anziché cercare diritti, si cercano forzature? Perché non ci si rivolge ai tribunali?“. E ha spiegato: “Una nostra iscrizione verrebbe impugnata come illegittima. E’ un po’ come la questione del sindaco Orlando e del decreto Salvini: noi abbiamo trovato una soluzione diversa, ispirandoci alla legge sui servizi sociali. In questo caso non può esserci alcun approccio differente“.

Raccolta firme e tanto sostegno per la coppia gay di Trapani

E’ intervenuta anche l’associazione “Punto dritto”, che ha lanciato una petizione online affinché il sindaco trapanese autorizzi il riconoscimento. In poche ore, la raccolta firme contava già 400 nominativi, e ora sono quasi 2.000. Tra i sostenitori, ci sono i cittadini di Trapani, studenti, segretari provinciali di Pd e Cgil, oltre ad altri politici della regione, tra cui il deputato Claudio Fava.

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In realtà, i bambini sono già riconosciuti, ma come figli di un solo genitore. Il problema è che un documento ufficiale riconosca anche l’altro padre. Il fatto, quindi, spiegano i due genitori, “non si configurerebbe né come trascrizione né come annotazione, bensì come rettifica di un precedente atto“. E Leo, afferma anche “Paradossalmente uno di noi due non potrebbe neanche andare a prendere nostro figlio a scuola, e ovviamente non vogliamo pensare a cosa potrebbe accadere nel caso di problemi di salute“.

Il sindaco resiste

Intanto, il sindaco Tranchida resiste, e non intende fare passi indietro. Consiglia a Francesco e Leo di ricorrere a un giudice, per evitare che il riconoscimento sia illegittimo. “Se la questione è politica va affrontata nelle giuste sedi, a partire dal Parlamento. Io non ho mai rinnegato la mia appartenenza al Pd e ho sostenuto Zingaretti, che tra i punti del suo programma ha il superamento di situazioni come queste”, sono state le sue parole.