Sinodo 2015: no ai matrimoni gay ma rispetto e nessuna discriminazione

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Si è aperto il Sinodo sulla famiglia, dopo il terremoto del coming out del monsignore

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Si è aperto ufficialmente in Vaticano il Sinodo sulla famiglia, due giorni dopo il terremoto del coming out di Krzysztof Charamsa e la sua conseguente cacciata dagli incarichi importanti che aveva in Santa Sede. Papa Francesco, aprendo i lavori, ha subito precisato che il sinodo “non è un Parlamento” dove “per raggiungere un consenso o un accordo comune si ricorre al negoziato, al patteggiamento o ai compromessi”. Ma non sono mancati i primi attriti: un conferenza stampa, dopo che l’arcivescovo di Parigi Vingt-Trois aveva risposto secco ai giornalisti con un “se vi aspettate stravolgimenti nella dottrina resterete delusi”, è stato l’arcivescovo Bruno Forte a puntualizzare: “Comunque non ci stiamo riunendo per non dire nulla: le sfide ci sono e noi vogliamo affrontarle con responsabilità intervenendo sulla pastorale”.

I temi al centro del dibattito del Sinodo, che Gay.it ha deciso di seguire unicamente per le inevitabili influenze sulla società e la politica italiana anche in vista del dibattito in Parlamento sulle unioni civili, sono le convivenze, la questione spinosissima dei divorziati che si vogliono risposare, procreazione e contraccezione e, lust but not least, il tema dell’omosessualità e delle coppie del medesimo sesso.

Il deflagrante coming out di monsignor Charamsa, avvenuto proprio alla vigilia del Sinodo che si è aperto oggi, ha riportato alla ribalta l’argomento ma anche indispettito alcuni presuli per tempi e modalità. C’è chi lo ha interpretato come un favore all’ala progressista del Sinodo (perché costringerebbe ad affrontare l’argomento con maggiore coraggio) e chi, invece, ritiene che il coming out sia stato un regalo per la fazione conservatrice. Di tale avviso è ad esempio Yayo Grassi, l’ex allievo omosessuale e amico di Bergoglio che a Washington ha presentato al pontefice il proprio compagno, intervistato da La Repubblica. “Non penso che abbia fatto alcun favore alla causa dei gay o a Papa Francesco – ha dichiarato Grassi -. Mi sembra più che altro qualcuno che sta cercando di attirare l’attenzione dei media. La sua tempistica è stata sbagliata, il modo in cui ha parlato è stato sbagliato”.

Nella relazione introduttiva, a proposito di omosessualità, il cardinale ungherese Peter Erdo ha citato un documento della Congregazione per la dottrina della fede – la stessa nella quale operava Charamsa – nella quale si sottolinea che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”, ma anche che “gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza” e “a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione“. E in linea con l’Instrumentum laboris sinodale, Erdo ha poi aggiunto: “E’ del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia”. Nulla di nuovo, insomma, almeno per ora: se il buongiorno si vede dal mattino, è davvero possibile che alla fine il coming out di Charamsa induca i Vescovi a pronunciarsi il meno possibile su un tema che è spinoso innanzitutto per ciò che sta accadendo all’interno della Chiesa Cattolica.

Intanto nella rete volano i commenti più o meno seri sul Sinodo che si è aperto. L’hastag di riferimento è #Sinodo2015. Vediamone alcuni:

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