Sirchia: Proibire ai gay la donazione del sangue per legge

L’ex ministro della salute dice che i gay sono una categoria a rischio e auspica una legge che probisca loro di donare il sangue. “Li esclude quasi tutto il mondo”. La realtà, però, è ben diversa.

Sirchia chiede una legge – Chiarimenti sul no alle donazioni di sangue

da gay sono stati chiesti dal ministro della Salute Fazio al Consiglio superiore di sanità. Ma la vera notizia arriva da Girolamo Sirchia, anche lui ministro della Salute nel precedente governo Berlusconi ed ematologo del Policlinico Ospedale Maggiore di Milano. «Non c’è solo Milano a escludere i gay dalla donazione di sangue: c’è la maggior parte dell’Italia, e quasi tutte le nazioni del mondo, dagli Usa all’Europa intera, esclusa la Spagna. E questo perché la letteratura scientifica mondiale specifica che i rapporti omosessuali sono comportamenti a rischio».

«Ad oggi – continua Sirchia – in mancanza di chiare norme, in Italia c’è qualcuno che accetta donazioni dai gay. Ma la legge è abbastanza ambigua, perché dice che non possono essere assoggettati a prelievo i candidati donatori che sono ad alto rischio o a rischio più elevato del normale, però non dice quali sono questi rischi. Sappiamo però dalla letteratura che queste persone sono a più alto rischio, quindi li escludiamo». Questo significa, in pratica, che «in Italia prima l’esclusione dei gay c’era dappertutto, mentre solo ora qualcuno li accetta come donatori: questo però – aggiunge l’ematologo – è contro tutte le normative internazionali».

«Se poi la legge italiana precisasse che bisogna prelevare gli omosessuali noi lo faremo, anche se non siamo convinti. Ma non credo che avverrà, perché è una cosa molto rischiosa. La nostra coscienza ci dice che dobbiamo proteggere i pazienti: ci dispiace escludere il donatore, ci rendiamo conto della mortificazione, ma dobbiamo difendere prima di tutto il malato».

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L’errore di Sirchia – In realtà quello per cui gli omosessuali sarebbero

anche una categoria a rischio è un equivoco. E lo stesso concetto di "categoria a rischio" è ormai considerato antiscientifico. Nel 1991 l’allora ministro della Sanità pubblica Francesco De Lorenzo emanò un decreto sull’onda di uno scandalo che vide la circolazione di partite di "sangue infetto". Nel questionario che serviva a valutare la storia personale del donatore comparve quindi la domanda sulle esperienze omosessuali. Le indagini misero in luce che la causa di quel tragico errore fu però dovuto all’incuranza della classe politica che decise quindi di lavarsi le mani e incolpare intere categorie di persone facilmente individuabili (evitando ad esempio i nove milioni di italiani che frequentano regolarmente le prostitute e non considerando che nella popolazione lesbica il tasso di infezione è prossimo allo zero). Fu poi il nuovo Ministro Umberto Veronsesi a modificare quella domanda nella più generica "ha mai avuto comportamenti sessuali a rischio di trasmissione di malattie infettive?". Anche il Parlamento europeo, nel 1998, fece sentire la sua voce sull’esclusione delle persone omosessuali dalla donazione dicensosi contrario a questa politica di demonizzazione. Non sarebbe la prima volta che un ministro per la Salute offre consigli sbagliati in materia di HIV e prevenzione. È rimasta nei manuali di comunicazione pubblica la lettera che Ministro della Sanità Carlo Donat-Cattin spedì a tutti gli italiani consigliando l’astinenza come unico mezzo per non contrarre il virus.