Sit-in a Roma per la concessione dell’asilo politico a Pegah

Grillini:”Per la giovane lesbica iraniana le prospettive sono buone”. Intanto interviene anche il parlamento europeo. Le foto del sit-in.

Un centinaio di persone hanno preso parte oggi a Roma al sit-in per impedire il rimpatrio di Pegah Emambakhsh, la giovane omosessuale iraniana che nel suo Paese rischia la pena di morte. Nel corso della manifestazione Franco Grillini, deputato DS e presidente onorario di Arcigay, ha affermato che per Pegah le prospettive sono buone e ora “dobbiamo occuparci della compagna, impedirne la lapidazione. Di lei – ha proseguito Grillini – al momento non sappiamo neanche se è viva”.

Il giornalista di ‘Articolo 21’ Roberto Natale ha ricordato che in Iran non esistono solo i casi di omosessuali condannati alla pena capitale. “Anche i giornalisti rischiano la vita: Hiwa Boutimar e Adnan Hassanpour sono stati condannati a morte. Oggi è il 45esimo giorno del loro sciopero della fame”, ha detto Natale, aggiungendo che bisogna fare il possibile per salvarli e perché il regime iraniano non li lasci morire in carcere. Al sit-in erano presenti attivisti di EveryOne, Arcigay e ArciLesbica, e tra gli altri il Capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli e Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani. Domani mattina è fissato un incontro presso la sede diplomatica britannica a Roma tra l’ambasciatore Edward Chaplin, il ministro dell’Ambiente italiano Alfonso Pecoraro Scanio e il presidente dell’Arcigay Aurelio Mancuso.

Intanto il caso di Pegah  è approdato oggi al Parlamento europeo. L’evolversi della vicenda sarà seguita, ha assicurato Jean Marie Cavada, presidente della Commissione Libertà Civili dell’Europarlamento, durante la seduta di oggi nella quale il caso di Pegah è stato sollevato dal radicale Marco Cappato. “Potremo sollevare la questione anche con Franco Frattini”, ha osservato Cavada. Il vicepresidente del Parlamento europeo Luisa Morgantini (Prc), in una dichiarazione, ha sollecitato l’Unione europea a prendere “una chiara posizione contro questa palese violazione della legalità, intimando alla Gran Bretagna di bloccare definitivamente, e non solo rinviare, il rimpatrio di Pegah, se non si vuole che la credibilità dei paesi Ue venga minata da queste decisioni indecenti, che vanno contro la tutela della persona e che rischiano di trasformare la Carta dei diritti umani fondamentali in lettera morta”.

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