Sit in di protesta in piazza Duomo: troppo pochi. Perché?

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Aresi di Milk: “Se ci unisce solo il Borgo la domenica sera siamo messi male”. Il rammarico dei trans: “Ci siamo sentiti abbandonati dal movimento”. La protesta poi...

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Milano – Il vento non è riuscito a spegnere le (poche) candele presenti in piazza Duomo per esprimere il dissenso nei confronti del parlamento italiano. Un vento del nord, freddo e pungente, come l’ondata di omofobia che si è abbattuta sul nostro paese negli ultimi mesi e che sembra non si riesca a placare. Le cronache di aggressioni omofobiche sono ormai un bollettino di guerra, e chissà quante non finiscono sulle pagine dei giornali per la paura di doversi scoprire denunciandole o di eventuali ritorsioni. Poche le persone intervenute al sit-in, circa un centinaio, ma tante se si considera che l’evento è stato organizzato e promosso in poche ore, e soltanto grazie al tam tam di tutti coloro che ieri notte “non sarebbero andati a dormire con la coscienza a posto senza aver dimostrato il proprio dissenso nei confronti della bocciatura della mozione antimofobia da parte del governo” – come ha detto al megafono Stefano Aresi (in foto), portavoce del circolo di cultura omosessuale Milk di Milano

Alla luce di quanto accaduto alla camera dei deputati nel pomeriggio di ieri, non ci stupiamo quindi di quanto accaduto in contemporanea in un’analoga discussione, presso il Comune di Bergamo:  mozione antiomofobia, bocciata! Gli omosessuali non sono una “specie protetta”, nessuna pena in più se si subisce un aggressione a causa del diverso indirizzo sessuale. Fili invisibili (forse neanche poi tanto) muovono le istituzioni nazionali e locali. Questa è la linea, dovunque. Punto.

Dopo circa un’ora di stazionamento in piazza Duomo, guardati a distanza da un gruppo di forze dell’ordine di servizio in loco, in comunicazione continua con “i piani alti” tramite telefonino (la manifestazione non era autorizzata), i manifestanti si sono diretti di fronte a Palazzo Marino, per esprimere il proprio dissenso anche alle istituzioni locali. Il piccolo corteo, bandiera rainbow in testa, ha così attraversato la Galleria e si è piazzato sotto la sede del Comune di Milano

Qui hanno preso la parola anche due transessuali, Monica Romano e Daniele Brattoli (in foto) dell’associazione La Fenice, lamentando il fatto che nella mozione bocciata non vi era accenno alla transofobia: “Noi trans siamo i più esposti perché non possiamo nasconderci, si vede quello che siamo – ha detto la Romano – Il nostro paese vanta il triste primato del maggior numero di aggressioni, violenze, talvolta uccisioni, di persone trans. Ci siamo sentiti esclusi e abbandonati dal movimento. Facciamo sì che abbia davvero un senso la sigla glbt del nostro movimento, torniamo a essere tutti uniti, noi trans con i gay e le lesbiche. Non avremmo dovuto trattare con questo governo e con il ministro Carfagna – prosegue la Romano – il cui obiettivo è dividerci. Non permettiamoglielo.”

Stefano Aresi di Milk ha poi concluso con un’amara riflessione: “Siamo troppo pochi stasera, perché? Se quello che ci fa unire numerosi è il Borgo la domenica sera, siamo messi davvero male!

di Francesco Belais

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