Sit-in, in 300 a Palazzo Chigi. Ma la piazza viene chiusa

Trecento persone si ritrovano al sit-in organizzato dai Radicali per protestare contro le dichiarazioni di Berlusconi. Le forze dell’ordine impediscono l’accesso. Arcigay annuncia decine di inziative

In 300 si sono radunati davanti a Palazzo Chigi con bandiere e megafoni per far sentire la propria voce contro le dichiarazioni di Sivlio Berlusconi. Piazza Colonna, però, è stata chiusa con un imponente dispiegamento delle forze dell’ordine che sono intervenute per impedire l’accesso ai manifestanti. «E’ una questione di ordine pubblico», ci dice uno dei carabinieri. La manifestazione indetta oggi dai Radicali di Certi Diritti è comunque la prima di una serie. Arcigay ha infatti annunciato che «sarà impegnata, da qui a lunedì prossimo, con la sua ampia articolazione territoriale di cinquanta comitati provinciali ad esprimere nitidamente disagio, indignazione e protesta».

La protesta dunque si espanderà e toccherà «Torino, poi Napoli, Bergamo, Firenze, Agrigento, fino a Milano, lunedì 8 novembre per la Conferenza nazionale della Famiglia che sarà aperta proprio da Berlusconi, saranno decine le città o cittadine ove i volontari di arcigay stanno organizzeranno sit-in, conferenze, flash mob, kiss in e incontri pubblici». 

Arcigay spiega che la mobilitazione «Sarà una risposta alle dichiarazioni omofobe e volgari di Silvio Berlusconi, che non possono essere ridimensionate qualificandole come una battuta, perché nella loro gravità , definiscono il senso di un disprezzo nei confronti delle donne e delle persone omosessuali e manifestano un profondo  retaggio machista , carico di pregiudizi, ed inaccettabile in chiunque ma ancor più nel Capo del Governo di un Paese civile come l’Italia».

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Il significato è chiaro: «lanciare un segnale di preoccupato allarme per lo sconcertante degrado della politica nel nostro Paese; per questo imbarbarimento del linguaggio pubblico che vede nell’omofobia di quelle affermazioni il paradigma di un più generale travalicamento del senso etico del ruolo delle Istituzioni e di quella divisione dei poteri che è logorata dagli attacchi reiterati alla Magistratura, alla Stampa e a tanta parte della Società civile».

«Ancora una volta le donne , le persone lgbt, come anche le categorie più deboli di questo Paese: le famiglie, i lavoratori, i migranti rischiano di pagare il prezzo più alto a questo esercizio tracotante della politica. Le offese rivolte dal Presidente del Consiglio alle persone gay finiscono così per diventare il volto deforme di un oltraggio al nostro Paese a cui diciamo BASTA una volta per tutte. L’Italia, le tante persone per bene che ne costruiscono con fatica il futuro, e la comunità gay lesbica e transessuale, desiderosa soltanto di giustizia, ed eguaglianza, non meritano tanta sconcezza».