Slovenia: ma che squallore d’unione gay

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Ma è un matrimonio o l’immatricolazione dell’auto nuova? Mitja e Viki, i primi due gay sloveni che hanno celebrato la loro unione civile, parlano di un’esperienza umiliante.

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LUBIANA – Nella capitale della Slovenia si è celebrata la scorsa settimana la prima unione tra due persone dello stesso sesso riconosciuta dallo Stato. Da un lato per la coppia, Mitja Blazic e Viki Kern, la contentezza di vedersi riconosciuti diritti di coppia in materie come proprietà, eredità e pensionamento assimilabili a quelli delle coppie sposate. Dall’altro però la delusione per le modalità quasi da rito semiclandestino che le autorità hanno previsto per questo tipo d’unione: assolutamente nessun testimone ammesso nella stanza, ne parenti ne tantomeno amici. «Sembrano più le formalità per l’immatricolazione di un’auto che non una cerimonia di matrimonio» ha detto ai giornalisti Blazic, niente affatto entusiasta dell’intero processo, che ha definito freddo e «umiliante». I due pensano di ricorrere alle vie legali e presentare un ricorso alla Corte Costituzionali per le disparità di trattamento, anche cerimoniali, tra coppie etero e omosessuali.
Una più ampia e comprensiva versione della legge sulle Unioni Civili era stata in discussione ma infine non approvata dal parlamento sloveno lo scorso anno e, a parte le evidenti limitazioni cerimoniali al limite dell’assurdo, la normativa entrata ora in vigore prevede un numero assai limitato di diritti. Inoltre c’è da notare che i componenti della coppia devono presentare documenti che attestino il loro stato di salute per poter formalizzare l’unione, una pesante violazione della privacy che oltretutto parrebbe impedire a una persona sieropositiva o con altra patologia di potersi “sposare” con la persona con la quale ha una relazione magari da anni.
(Roberto Taddeucci)

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