Spagna: ancora scontro con la Chiesa Cattolica

La gerarchia ecclesiastica non digerisce che in una materia scolastica di educazioni si osi parlare non di famiglia, ma di famiglie. Un vescovo dichiara che non si può “collaborare con il male”.

MADRID – È ancora guerra aperta in Spagna tra il mondo cattolico e il governo Zapatero. Il nuovo terreno di scontro riguarda l’Educazione alla Cittadinanza, nuova materia introdotta nelle scuole e che è una specie di educazione civica più moderna e attuale, che include l’insegnamento della Costituzione spagnola, le norme della convivenza civile e la Dichiarazione universale dei diritti umani. Luis Carbonel, presidente della Concapa (la Confederazione Cattolica dei Genitori), ha chiarito che si tratta di “una pessima disciplina” e che “è incompatibile con i principi cattolici.” Il vero motivo di tanto astio e opposizione è che nella nuova materia i programmi scolastici prevedano che ci sia spazio anche per una concezione della famiglia diversa da quella ‘naturale’, cioè eterosessuale, ma anche di famiglie omosessuali. Logico, dal momento che in vari paesi, tra cui appunto la Spagna, nuclei familiari nascono anche dall’unione tra due uomini o due donne.

Dal momento che gli istituti scolastici riconosciuti devono attenersi, seppur con dei margini di adattamento, ai programmi di studio stabiliti dallo Stato sono scoppiate le polemiche. Questa impostazione è ritenuta inaccettabile dal mondo cattolico più integralista, che vorrebbe proseguire indisturbato a fare propaganda omofobica ai danni della minoranza omosessuale: che le coppie gay sono immonde, innaturali, abominevoli, contrarie al volere di Dio, insomma malvagie, addirittura pericolose per le famiglie tradizionali e l’ordine sociale. Del resto fu papa Giovanni Paolo II nel suo libro del 2005 “Memoria e identità" a mettere l’omosessualità addirittura tra i tre grandi mali del secolo scorso, insieme alla bramosia di potere e all’aborto. Wojtyla nel suo libro parlava delle attuali “gravi forme di violazione della legge di Dio”, introdotte grazie alle “forti pressioni del Parlamento Europeo” sulle unioni omosessuali riconosciute “come una forma alternativa di famiglia”, concetto a cui seguiva “la domanda se qui non operi ancora una nuova ideologia del male, forse la più subdola e celata, che tenta di sfruttare, contro l’uomo e contro la famiglia, perfino i diritti dell’uomo.”

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In Spagna già c’è chi per spinge affinché i buoni e devoti cattolici attuino una sorta di obiezione di coscienza verso la nuova legge, così come invocato quando fu introdotta l’odiata legge sul matrimonio gay, ipotesi però che non piace a Manuel De Castro, segretario generale della Fere-Ceca, l’Associazione dei docenti religiosi. La Conferenza Episcopale spagnola (che già ha il dente avvelenato contro Zapatero per aver cominciato a ridurre gli enormi privilegi economici e fiscali di cui ha goduto per tutto il franchismo e fino alla caduta del governo Aznar) sostiene che vi sia la necessità di combattere con tutti i "mezzi possibili" quello che considera uno strumento di ‘indottrinamento’ in mano al governo, mentre il vescovo di Toledo, monsignor Antonio Canizares, ha affermato che chi insegna la tale materia "collabora con il male".

A proposito di male: da Madrid arriva proprio oggi la notizie che il Tribunale supremo ha condannato anche l’Arcivescivado di Madrid per gli abusi sessuali su un minore commessi, tra il 1999 e il 2001, da un prete oggi 74enne sia nella sua casa privata che all’interno della parrocchia. Per l’ennesimo caso di questo genere e proprio per mancata vigilanza il tribunale ha dichiarato l’Arcivescovado di Madrid responsabile civile sussidiario, in quanto lo stesso Codice del diritto canonico esige il controllo dei parroci della propria diocesi. Era stato proprio l’Arcivescovado madrileno a rivolgersi al Tribunale supremo dopo la condanna in primo grado. Lo scontro tra potere temporale e religioso in Spagna continua.  (Roberto Taddeucci)