Spagna: il ‘no’ del Senato non ferma Zapatero

Il 30 giugno infatti sarà la Camera (il “Congreso de Diputados”) ad avere l’ultima parola, e i numeri per l’approvazione ci sono tutti.

ROMA – Il ‘no’ del Senato spagnolo alla legge sui matrimoni omossessuali non fermerà la legge voluta dall’esecutivo socialista guidato da José Luis Rodriguez Zapatero: il 30 giugno infatti sarà la Camera (il “Congreso de Diputados”) ad avere l’ultima parola, e i numeri per l’approvazione ci sono tutti.

Ieri sera, il Senato aveva votato contro, ponendo il vero alla legge che intende dare alle unioni gay gli stessi diritti dei matrimoni civili. Infatti, in quanto Camera di rappresentanza delle Comunità Autonome (regioni), per le leggi ordinarie la Camera alta ha potere di veto (e anche di emendamento) sulle leggi approvate in prima lettura dal Congreso. Ma i deputati possono con una seconda votazione superare il veto senatoriale e procedere direttamente alla approvazione (o scegliere se approvare o ignorare gli emendamenti proposti).

Il voto contrario della Camera Alta è stato reso possibile dall’alleanza fra il Partido Popular e alcuni deputati dell’altrettanto conservatore e cattolico partito catalano di Convergencia i Uniò, soppiantato alla guida della regione da una coalizione a guida socialista. Un’alleanza che tuttavia non si dovrebbe ripetere al Congreso (dove non avrebbe comunque i numeri per avere effetti sull’approvazione della legge). Difficilmente i nazionalisti catalani di qualsiasi segno vorrebbero una crisi politica che darebbe spazio e potere al Pp, contrario ad ogni progetto di revisione degli Statuti di Autonomia delle singole regioni come quello in corso in Catalogna.

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Per CiU dunque si è trattato più di una questione di principio rivolta al proprio elettorato cattolico. Ma tra una settimana i socialisti avranno dalla loro tutti i gruppi parlamentari (con qualche possibile astensione) eccetto il Pp, situazione più che sufficiente a garantire alla Camera dei Deputati la maggioranza assoluta necessaria per superare il veto senatoriale (per gli emendamenti, basta quella relativa).

Il Psoe ha infatti 164 deputati e già il solo appoggio della sinistra (i comunisti di Iu e i nazionalisti catalani di sinistra di Erc, 13 seggi in tutto) è sufficiente a superare i 176 voti richiesti.

La Spagna diventerebbe così il terzo paese europeo, dopo Belgio e Olanda, a garantire ai gay non solo una forma di riconoscimento della coppia ma una vera equiparazione di fronte alla legge rispetto alle coppie eterosessuali, inclusa la possibilità di adottare bambini. Una possibilità questa più apparente che reale dato che l’iter di adozione in Spagna è molto complicato e i Paesi con i quali esiste un accordo bilaterale per tale materia non riconoscono la possibilità di dare in adozione a coppie omosessuali.