Spagna: la scuola insegni a non discriminare i gay

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Nelle scuole spagnole in futuro si spiegherà ai bambini che esistono diversi tipi di famiglia. In Italia intanto il cardinale Scola parlando di educazione definisce come “superata” l’idea...

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MADRID – Il fastidio con il quale la gerarchia della Chiesa cattolica romana guarda alla Spagna di Jose Luis Zapatero, laica e indipendente da organizzazioni religiose, è destinato ad aumentare. Nei giorni scorsi infatti è stato confermato il progetto relativo ai programmi scolastici che prevede che alle nuove generazioni di bambini verrà spiegato che nel mondo esistono vari tipi di famiglia, non un solo ed unico modello, quello eterosessuale. Il quotidiano spagnolo El País ha riferito che secondo il progetto di riforma appena sottoposta alle Comunità Autonome dal Ministero dell’Educazione nelle lezioni di educazione civica indirizzate agli studenti dai dieci anni in su verranno valorizzati i concetti di tolleranza e rispetto delle diversità che esistono nella società, ovvero che accanto alle famiglie composte da un papà e una mamma e figli ci sono anche quelle monoparentali, nelle quali uno solo dei genitori è presente, e quelle omosessuali, nelle quali i genitori sono due persone dello stesso sesso. Secondo il segretario generale dell’educazione Alejandro Tiana questi insegnamenti sono necessari perché «i bambini devono sapere che ci sono vari tipi di famiglia». La logica parrebbe suggerire che si tratta di una semplice presa d’atto di quella che è la realtà del tessuto sociale, ma in ambito cattolico il progetto di riforma, che dovrebbe entrare in vigore nell’anno scolastico 2007-2008, è gradito quanto il fumo negli occhi. Per il vicepresidente del Foro spagnolo delle famiglie Benigno Blanco si tratterebbe di una «strumentalizzazione ideologica del sistema educativo al servizio della concezione di vita del Governo socialista» mentre per il portavoce della Conferenza episcopale spagnola, padre Martínez Camino non può esistere una «morale di Stato». Naturalmente le “strumentalizzazioni ideologiche” su base religiosa e la “morale di Chiesa” vanno invece benissimo. L’establishment cattolico è sempre più irritato e scontento verso l’attuale governo spagnolo, da quando questo ha annunciato di voler togliere la Religione dalla lista delle materie scolastiche obbligatorie e, soprattutto, di eliminare ogni forma di finanziamento da parte dello Stato al clero.
In Italia intanto, sempre parlando di scuola e educazione, è polemica sulle parole dichiarazioni del Cardinale Angelo Scola secondo il quale «la scuola di Stato è superata» ed è «tempo che la gestione passi alla società civile», ovvero al settore privato. Settore privato molto redditizio e nel quale, guarda caso, gli istituti cattolici abbondano. Al cardinale ha risposto subito il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, che precisato che la scuola italiana «è di tutti e per tutti». Aurelio Mancuso, segretario dell’ArciGay, ha commentato che «Il Patriarca ripropone l’equazione meno Stato più Chiesa cattolica, anche nel sistema formativo italiano. Per fortuna che c’è la Costituzione e, che questa minoranza aggressiva contraria al pluralismo e alle libertà individuali, non potrà agevolmente portare avanti i suoi propositi di annettersi la formazione delle nuove generazioni.» (RT)

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