SPECIALE ROMANIA – 2) "GAY, USCITE ALLO SCOPERTO"

Intervista con Adrian Coman, leader dell’unica organizzazione gay rumena. Riflessioni sulla nuova legge antidiscriminazione, la politica, la società, la Chiesa, una comunità gay tutta da fare.

BUCAREST – Quattro chiacchiere con Adrian Coman, direttore esecutivo dell’unica organizzazione gay rumena. Riflessioni sulla nuova legge antidiscriminazione, la politica, la società, la chiesa ed il mondo gay in senso ampio.

Dal centro di Bucarest a strada Lirei la distanza non è molta. Il taxi che ci accompagna assomiglia a una carriola, sobbalza fra tombini troppo alti e buche profonde che dilaniano l’asfalto. Sferragliando come un treno a vapore, alla fine si ferma davanti ad un cancello marrone, molto discreto, addirittura anonimo fra le case che si susseguono lungo la strada. Non c’è nessun campanello, nessuna insegna, nemmeno un cartellino che indichi che questa è la sede di "Accept", l’unica organizzazione apertamente gay registrata in Romania.

Adrian Coman (foto) ha l’aria di un ragazzino un po’ furbetto. I suoi occhi sono come due fessure, ed un sorriso leggero taglia costantemente il suo viso. E’ seduto dietro ad una scrivania bianca coperta di documenti e fascicoli. Ci invita ad accomodarci su un piccolo divano poi si scusa, ha un lavoro urgente da finire, dovremo aspettare un po’. Adrian è il direttore esecutivo di "Accept", è un po’ il padre di questa struttura, l’ultimo responsabile dei successi di un piccolo gruppo di persone che in Romania ha lottato per anni, a volte in semiclandestinità, ma che alla fine ha ottenuto un risultato encomiabile: una legge.

Il governo di Bucarest, infatti, dopo anni di pressione lo scorso giugno ha cancellato dal Codice Penale l’articolo 200 che considerava l’omosessualità un reato, e a febbraio di quest’anno ha varato una sorprendente legge antidiscriminazione in cui la popolazione omosessuale è esplicitamente considerata fra le minoranze da proteggere. Sulla scrivania di Adrian, immersa fra molte carte che lui sfoglia con attenzione, riposa una copia del Monitorul Ufficial, una sorta di Gazzetta Ufficiale rumena. La legge è riportata per esteso e non lascia spazio a fraintendimenti: chi ha un "diverso orientamento sessuale" non può più essere discriminato. Nell’ufficio di Adrian i muri gialli danno all’ambiente dei riflessi solari, anche se fuori il cielo è grigio. Pochissimi gadget, in quest’ufficio, noto un solo piccolo rainbow e un paio di fotografie in cui due bei ragazzi mostrano con fierezza il torace glabro e muscoloso.

Alle spalle di Adrian, unica concessione, è stato appeso il poster prodotto da "Accept" in occasione della conferenza europea di ILGA, tenutasi a Bucarest alla fine del 2000. Adrian è molto fiero del fatto che quella conferenza ebbe luogo in Romania quando l’omosessualità era ancora considerata un reato.

Adrian, oggi il movimento omosessuale rumeno fa un passo da gigante, esce dalla clandestinità e entra con orgoglio costruttivo nella società…

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Mi pare un pensiero un po’ troppo semplice. Non credo che quello che attraversiamo oggi sia un momento storico. Non sono pronto a stappare lo champagne, anche se riconosco che è stato fatto un grande passo in avanti.

Quando sarà tempo di stappare lo champagne?

Quando il cambiamento sarà uscito dal codice e dai tribunali e sarà entrato nella testa delle persone. Una legge è il primo passo verso una nuova abitudine. Fino ad oggi chi ci licenziava, chi ci rifiutava un contratto d’affitto, chi ci considerava dei perversi non sorprendeva nessuno. Da oggi costoro infrangono la legge, ma nella mente delle persone comuni, di quelli che ci considerano delle schifezze sociali, non è cambiato niente.

Aspettando che la società diventi più aperta e tollerante, riconoscerai che non molti altri paesi al mondo hanno una legge così apertamente gay friendly, eppure la stampa rumena non ha nemmeno dato la notizia. Come lo spieghi?

La stampa rumena" spiega Adrian ammettendo di aver comprato tutti i quotidiani nazionali e di non avervi trovato nessun riferimento alla nuova legge "è piatta, grigia, poco attenta e spesso supina davanti alle veline governative. I giornali rappresentano la società, pertanto questo silenzio era previsto. Figurati che abbiamo preparato un comunicato stampa che è stato inviato a tutti i media nazionali rumeni. Ci siamo resi disponibili a rispondere alle domande dei giornalisti e a offrire la documentazione necessaria, ma come vedi per noi è più facile attirare l’attenzione dei giornali stranieri che di quelli locali. Tuttavia qualcosa è cambiato anche sulla stampa e sull’informazione rumena.

Dieci anni fa testi e filmati descrivevano i gay come froci, perversi, depravati, gente da evitare. Negli ultimi tempi, forse da un paio di anni, quando la stampa si occupa di questa minoranza lo fa in modo più corretto, ma sempre molto superficiale.

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In questi anni di pressione politica sul governo per l’abolizione dell’articolo 200 del Codice Penale, quali alleati avete avuto?

Le nostre campagne sono state sostenute con molta forza da diverse istituzioni internazionali. ILGA-Europe, Amnesty International, diverse ambasciate, l’Unione Europea hanno difeso fortemente le nostre idee. In Romania invece il supporto non c’è stato quasi per niente. Ma abbiamo lottato, identificato fra i politici i meno conservativi, forzato il nostro governo a incontrare sul tema l’Unione Europea, presso la quale "Accept" ha molto credito, ed alla fine qualche frutto lo abbiamo avuto.

E la Chiesa, che ruolo ha avuto in tutto questo?

La chiesa ortodossa rumena, la più popolare, non ha mai accettato di ragionare serenamente di omosessualità. Insiste nel considerare la diversità sessuale un peccato e non c’è modo di fare passi avanti.

Nessun supporto nemmeno dalle altre confessioni religiose?

Se ti riferisci alla Chiesa cattolica, lascia perdere! La chiesa ortodossa rumena e quella cattolica, nel mio paese si vedono come il fumo negli occhi. Ai tempi di Ceausescu, la sola confessione religiosa riconosciuta era la Chiesa ortodossa rumena. In quegli anni molte terre e cattedrali cattoliche furono confiscate dal regime ed assegnate agli ortodossi che dopo la morte del dittatore hanno restituito alla Chiesa di Roma solo una minima parte del maltolto. Nonostante le gerarchie ortodosse e cattoliche si chiamino in tribunale da dieci anni per questioni tutt’altro che legate alla morale, all’etica e alla fede, sul fronte omofobo sono molto vicine. Nel mese di agosto del 2000, cattolici e ortodossi hanno organizzato e partecipato ad una manifestazione antigay ad Arad, sul confine con la Jugoslavia.

L’elemento sorprendente fu che una confessione cristiana minore, la Chiesa Unitaria, che fu invitata a partecipare alla manifestazione, non solo declinò l’invito ma addirittura espresse il proprio disappunto. Nel comunicato che la Chiesa Unitaria rese pubblico si parlava di tolleranza e rispetto, attribuendone la paternità a Cristo. Ma non si andò mai più lontano di tanto, e la Chiesa Unitaria di Arad non si espresse più sul tema.

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Il quadro, così come appare, è abbastanza negativo: esiste una legge molto buona, ma la società è intimamente omofoba e "Accept" non ha sostegno in Romania, nè dal punto di vista politico nè sociale. La comunità gay rumena non si sente isolata?

Come può, qualcosa che non esiste, sentirsi isolato? Qui non c’è nessuna comunità gay. Certo, ci sono dei luoghi in cui i gay più o meno si riconoscono, ma pochi, pochissimi accettano di uscire dall’ombra e militare apertamente. Manca del tutto l’impegno politico di noi gay.

Cosa dovrebbe succedere perchè un embrione di "comunità gay" veda la luce?

Serve che noi gay, smettiamo di avere paura di quello che siamo. Bisogna rendersi visibili. Sono gay e non ho paura, ecco quello che dobbiamo imparare a dire, a pensare. Fino al giorno in cui accetteremo il compromesso di essere gay per scopare ma etero e macho in ogni altro momento del giorno, questo movimento non prenderà mai forma.

Adrian ha le idee molto chiare ed anche quando prevede che il primo piccolo ma importante "Gay Pride" non potrà essere organizzato prima del 2020, non ha l’aria di scherzare. Qui c’è davvero tutto da costruire: dall’associazionismo all’imprenditoria gay, dall’orgoglio personale di ognuno all’accettazione sociale del diverso. E per arrivarci bisogna accettare di esporsi, di mostrarsi per quello che si è, di dimostrare nella piccola quotidianità che si può essere gay e brave persone allo stesso tempo. Oppure bisognerà accettare di vivere nell’ombra come talpe e magari fingere di esserne felici.