Sposati in un paese e single in un altro: cosa fare?

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Se due gay italiani si sposassero in un paese europeo che lo consente, al loro rientro tornerebbero ad essere due single. Un problema che l'Europa medita come risolvere....

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I cittadini europei si sono ormai abituati ai grandi vantaggi di vivere in un’area geopolitica unita nella quale potersi spostare liberamente senza dover varcare frontiere e senza perdere denaro ad ogni cambio di valuta. Ci si può spostare tra i paesi membri dell’Unione Europea non solo per turismo ma anche per motivi di lavoro o familiari. Tuttavia la strada dell’integrazione è ancora lunga e le varie leggi nazionali, disomogenee e talvolta persino in contrasto tra di loro, pongono un serio problema per poter far sì che tutti i cittadini europei possano esercitare effettivamente i loro pieni diritti.

Le tante formalità amministrative non solo possono essere onerose ma spesso e volentieri non è neanche ben chiaro come, dove e a chi ci si deve rivolgere, o su tempi e costi, legati magari alla possibile necessità di far tradurre dei documenti. Non parliamo poi di aspetti che arrivano a compromettere pilastri come la giustizia e i diritti fondamentali. Basti pensare alle problematiche connesse agli effetti di documenti pubblici, come gli atti di stato civile. In teoria ai cittadini europei che esercitano il diritto di libera circolazione dovrebbe essere "garantita la continuità e la permanenza della situazione di stato civile" ovunque essi siano ma in molti casi sappiamo che non è così. Vi sono addirittura persone che risultano legalmente sposate in una nazione ma inesorabilmente single in un’altra.

Il caso emblematico è quello delle coppie omosessuali che hanno formalizzato la loro unione tramite le diverse possibilità legislative offerte in vari Stati europei ma che si ritrovano ad essere considerate totalmente inesistenti in un altro. Un annientamento d’ufficio che certamente mal si concilia con i nobili principi di parità, uguaglianza e non discriminazione per tutti i cittadini europei. Il fatto che l’Unione Europea non abbia competenze per intervenire nel diritto di famiglia degli Stati membri non toglie che la problematica sia reale, crei molti problemi e che prima o poi andrà in qualche modo affrontata e risolta. Le difficoltà d’altronde sono ampie e possono coinvolgere chiunque. Persino dei bambini nati in un Paese possono incredibilmente ritrovarsi loro malgrado in uno stato di incertezza giuridica in un altro a causa delle diverse normative sulla genitorialità in vigore nei vari stati.  

Questa patata bollente non è certo una novità. Già nel 2004 la Commissione Europea sottolineava "l’importanza di agevolare il riconoscimento dei diversi tipi di documenti e il reciproco riconoscimento dello stato civile delle persone". Un recente sondaggio dell’Eurobarometro sulla giustizia civile (ottobre 2010) rivela che i tre quarti dei cittadini dell’Unione (73%) ritengono che si dovrebbero adottare misure per agevolare la circolazione dei documenti pubblici tra gli Stati membri. L’attuale Commissione Barroso alla luce di tutto questo, e consapevole del fatto che questa incertezza provoca "frustrazione e irritazione e mal si concilia con l’obiettivo di creare un’Europa per i cittadini", sta cercando di trovare delle soluzioni affinchè vi siano meno adempimenti amministrativi per i cittadini, promuovendo la libera circolazione dei documenti pubblici e il riconoscimento degli effetti degli atti di stato civile.

È stata dunque promossa una consultazione pubblica su questi argomenti tramite la pubblicazione di un Libro Verde, ovvero una consultazione pubblica su un tema d’interesse generale alla quale possono partecipare organizzazioni non governative, associazioni ma anche i singoli cittadini. L’obiettivo di queste consultazioni  è quello di raccogliere gli orientamenti e le opinioni di tutte le parti interessate sulle possibili modalità per snellire la burocrazia, risolvere i conflitti legislativi e migliorare dunque la vita dei cittadini europei.

Il "libro verde" in questione (disponibile anche in .pdf) contiene 11 domande sulle quali si può esprimere il proprio parere e gli indirizzi (postale, fax o email) al quale poterle comunicare, entro il 30 aprile. Maggiore sarà il contributo di tutte le parti della società e più stimoli e motivazioni avrà la Commissione stessa a cercare di trovare soluzioni che siano in grado di tutelare e rispettare le esigenze e i diritti di tutti.

Una prospettiva questa che non piace a certi fondamentalisti religiosi nostrani che già, anche a livello europeo, si vanno agitando a gran voce su internet, allarmati per quello che definiscono "un grave pericolo". Quale? Che l’Europa, tramite il reciproco riconoscimento automatico dei documenti pubblici, arrivi a trattare con pari uguaglianza e rispetto tutti i suoi cittadini. Un’idea intollerabile per i vari santoni della discriminazione.

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