Sposi in Spagna chiedono riconoscimento al comune di Bologna

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Ottavio e Joaquin si appellano al sindaco Merola perché riconosca il loro matrimonio spagnolo. Pronti a ricorrere in tribunale, fino alla Corte Europea, chiedono la fine delle discriminazioni.

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Ottavio e Joaquin, bolognese uno e spagnolo l’altro, si sono sposati ad agosto in Spagna e adesso chiedono al sindaco di Bologna Virginio Merola di riconoscere la loro unione.

Depositati tutti i documenti necessari presso gli uffici preposti del comune di Bologna, Ottavio Marzocchi e Joaquin Nogueroles Garcia, entrambi iscritti all’associazione Certi Diritti, sanno che probabilmente l’amministrazione darà una risposta negativa, come già successo in altri casi simili. I due, però non desistono e si rivolgono comunque al primo cittadino del capoluogo emiliano "perché compia un atto di affermazione di coscienza per l’eguaglianza e contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e per garantire tale riconoscimento sulla base della Costituzione italiana, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, dei Trattati e delle direttive europee, disapplicando quanto la stessa Europa chiede con i Trattati, e che il Governo ignora, sul riconoscimento in Italia delle unioni tra persone dello stesso sesso".

"L’Italia – si legge in una nota dell’associazione radicale di cui i due sposi fanno parte – considera le unioni contratte all’estero come "contrarie all’ordine pubblico", come se le coppie dello stesso sesso fossero un pericolo per l’ordine pubblico quali le organizzazioni criminali o terroristiche, e quindi nulle, inesistenti, illegali, proibite. La stessa Corte di Cassazione con alcune importanti sentenze ha dichiarato che nell’ambito del diritto di famiglia non si possono applicare norme sull’ordine pubblico".

Consapevoli, però, che l’accorato appello all’amministrazione bolognese potrebbe non bastare, i due si sono rivolti anche a quelle spagnole chiedendo loro di "difendere il riconoscimento dei diritti acquisiti sulla base della legge spagnola negli altri Stati membri dell’Unione europea, Italia inclusa".

"Per ottenere l’eguaglianza sono necessarie azioni e persone che abbiano il "coraggio" di interrompere le prassi italiane discriminatorie – continua ancora Certi Diritti – e di applicare i principi di base della democrazia e dei diritti umani fondamentali, e Marzocchi e Nogueroles chiedono al sindaco di Bologna di compiere tali azioni".

Ottavio e Joaquin, comunque, sono pronti a portare il loro caso all’attenzione di tribunali nazionali ed europei pur di vedere riconsociuto il principio di uguaglianza che vuole il loro matrimonio valido come quello di qualsiasi coppia etero.

Al loro fianco ci saranno sia l’associazione Certi Diritti che gli avvocati di Rete Lenford, tutti impegnati nella campagna di Affernazione Civile che finora ha già seguito molti casi di coppie gay che hanno fatto ricorso presso i tribunali italiani ed europei.

(foto Il Fatto Quotidiano)

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