SPUTTANATO IN CONSIGLIO REGIONALE

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Friuli Venezia Giulia. Un consigliere di An presenta una interrogazione su un consulente che avrebbe pubblicato la sua foto su un sito gay. "Fascista, razzista, barbaro".

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I Rospi sono quelli che ognuno di noi vorrebbe sputare, quelli che ci fanno venire il voltastomaco ogni volta che li vediamo, ma magari sono anche quelli che basta ‘baciare’ perché si trasformino in Principi… Chissà che denunicare le brutture che vediamo non serva a trasformarle…
Questa rubrica è dedicata alle vostre denunce: purtroppo giungono in redazione molte mail che segnalano casi di maltrattamenti, offese, ingiustizie. E’ doveroso dare loro spazio. Per segnalare i casi che avete subito o di cui siete stati testimoni, inviate una mail a redazione@gay.it.

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UDINE – Il rospo di oggi si chiama Sergio Dressi. E’ un consigliere regionale di An nel Friuli-Venezia Giulia. E’ lui che ha presentato una interrogazione sull’affidamento di un incarico a un consulente esterno, “reo” di essersi fatto ritrarre su un sito gay. «Consulenti esterni – si legge nell’interrogazione – che, immagino, debbano avere, oltre a specifici requisiti professionali, anche doti di serietà e professionalità». Nel dettaglio, Dressi interroga il presidente Illy per sapere se tra i requisiti «necessari per essere assunti come consulenti della Giunta ci sia anche quello di essere immortalati in pose ammiccanti su siti Internet, come ha fatto il citato consulente, che ha voluto evidenziare anche doti nascoste sul sito».
Indignata la replica del consigliere dei Verdi, Alessandro Metz: «Dressi è un razzista, uno xenofobo e un fascista». «Mi pare di capire – precisa Metz – che nell’interpellanza non siano messe in discussione le competenze specifiche richieste per questa consulenza, ma soltanto la presunta moralità». Secondo Metz, l’interessato non ha alcun bisogno di replicare a Dressi, «né tanto meno di giustificare la sua vita pubblica e privata. Dressi dovrebbe avere il coraggio di contestare l’incarico soltanto da un punto di vista professionale. Tutto il resto è soltanto speculazione politica».
«Non ho ancora deciso cosa fare – commenta l’interessato, un udinese di 29 anni, laureato e con alle spalle altre attività di consulenza tra cui una alla Camera di commercio di Pordenone –, ma preciso che non mi sento discriminato, non ho nessun motivo per esserlo anche perché sono di larghe vedute. Resta il fatto che l’interrogazione nasce dal fatto che l’argomento è discriminante». L’uomo non ha ancora deciso se ricorrere al garante della privacy o tutelarsi in altra maniera.
«E’ chiaro – insiste – che questa interrogazione mi danneggia, ma voglio capire cosa è successo. Per quanto mi riguarda, posso soltanto affermare che si tratta sicuramente di uno scherzo, di uno scherzo nato per caso». L’interessato ricorda che quelle foto gli sono state scattate la scorsa estate da un amico e da un’amica, ma che poi non ne ha saputo più nulla. «E’ probabile – insiste – che poi siano finite nelle mani di qualche comune amico. Io stesso ne ho inviate alcune copie, ma da lì a rivedermi sul sito ce ne passa. E poi in quelle foto non c’era alcuna volgarità, sono state scattate in una sera d’estate; non credo che divertirsi possa costituire uno scandalo. Per questo ritengo che l’aggettivo “ammiccante” sia esagerato, fuori luogo. Lo ripeto, sono stato l’ultimo a scoprire questo sito, le cui foto sono corredare da un testo la cui paternità mi è assolutamente ignota».
“Sconcertato e profondamente infuriato”.
Così si dichiara il consigliere comunale di Udine Enrico Pizza – Ds e gay dichiarato: «La serietà e la professionalità, a cui si riferisce Dressi nell’interrogazione, nulla hanno a che fare con l’orientamento sessuale, vero o presunto che sia. Dressi, che evidentemente dimostra scarsa dimestichezza con le moderne tecnologie, innanzitutto ignora che chiunque ha la possibilità di pubblicare la foto di qualcun altro su internet ma, soprattutto, disprezza il fatto che ogni cittadino ha il diritto di pubblicare un annuncio per cercare un partner, etero o omosessuale che sia. Solo un ex-fascista può usare la sua personale e retrograda visione del mondo per cercare di imporre delle regole morali a un’amministrazione che è, e deve restare, laica».
«Siamo alla barbarie: Alleanza Nazionale sta assumendo comportamenti indecenti, indegni di un paese civile». È questo il commento di Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay. «Alleanza Nazionale sta manifestando con atti sempre più smodati un atteggiamento omofobo e razzista che ci riporta indietro di decenni. L’ex repubblichino Tremaglia aveva dato dei “culattoni” ai parlamentari Europei, Fischella aveva rincarato la dose licenziando il suo braccio destro per aver partecipato ad una festa pubblica al Gay Village di Roma. Adesso AN tocca il fondo strumentalizzando fatti assolutamente privati di un cittadino senza alcun incarico politico, del tutto privi di alcun disvalore o danno sociale, per pura propaganda politica».
«Siamo colpiti – aggiunge il presidente nazionale di Arcigay – anche dal comportamento di qualche organo di stampa che, contrariamente alla misura dimostrata in altre occasioni, ha deciso di pubblicare il nome e la foto del ragazzo così vilmente attaccato da Dressi».
Molto dura anche la reazione del responsabile giuridico nazionale di Arcigay, il friulano Alberto Baliello: «Nelle stesse ore in cui il Ministro degli Esteri Gianfranco Fini sostiene gli interessi di Trieste, del Friuli e dell’Italia intera per ospitare l’EXPO nel capoluogo giuliano, in una delicata battaglia dove verrà “soppesata” l’immagine della nostra regione e del nostro paese, un altro esponente di Alleanza Nazionale sferra, proprio nella nostra Regione, un attacco politico indegno della cultura civile di un paese moderno. Era dai tempi del fascismo che in Italia non si brandiva l’orientamento sessuale di una persona come arma politica. Per di più, fatto che ritengo di una gravità inaudita, si sfrutta la vita priva privata di comune cittadino come terreno di scontro politico, insensibili alle più elementari norme di civiltà politica».
Per segnalare i casi di ingiustizia, discriminazione, maltrattamenti che avete subito o di cui siete stati testimoni, inviate una mail a redazione@gay.it.

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