Stati Uniti: il “sexgate” che imbarazza i Repubblicani

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Si è dimesso Mark Foley, il deputato conservatore gay beccato a mandare messaggini di testo sconci a uno stagista minorenne.

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WASHINGTON – Imbarazzante ennesima grana per i Repubblicani degli Stati Uniti che, a poche settimane delle elezioni di medio termine, si trovano a dover fronteggiare uno scandalo che ha coinvolto il deputato conservatore Mark Foley, che alla fine si è dimesso. Con la popolarità del Presidente Bush molto lontana dai fasti guerreschi del dopo 11 settembre quello di cui proprio non sentivano il bisogno era un ‘affair’ a sfondo sessuale di un loro uomo al Congresso. Quello che è emerso è che Foley perlomeno dal 2003 ha mandato prima delle email allusive a “paggetti” che prestavano il loro servizio al Congresso. Più recentemente sono emersi dei messaggini di testo sessualmente molto più espliciti inviati a uno stagista 17enne, la cui rivelazione ha fatto scoppiare lo scandalo. I Democratici ora accusano i colleghi di partito di Foley e lo Speaker of the House (equivalente del nostro Presidente della Camera), espressione del partito di maggioranza, di non aver fatto niente per porre un freno al comportamento di Foley: del tutto inaccettabile che un uomo ultracinquantenne e oltretutto nella sua posizione intrattenga corrispondenze di quel genere con dei ragazzi ancora neanche maggiorenni (i giovani coinvolti hanno 16/17 anni). I Repubblicani si difendono dicendo che sapevano solo delle email e non dei ben più compromettenti messaggini di testo ma c’è chi sospetta un tentativo di insabbiamento andato a buca, attuato per non danneggiare l’immagine del partito, da sempre concentrato a fare campagne elettorali a base di Valori & Famiglia. Valori di tradizione e moralità sui quali hanno condotto una campagna contro la possibilità di coppie gay e lesbiche, coppie stabili di adulti consenzienti, di potersi sposare.
Ora Foley, da un luogo segreto dal quale pare si stia anche disintossicando dall’alcol, fa sapere tramite al suo avvocato che si vuole che si sappia che è gay. In realtà della sua omosessualità tutti sapevano o sospettavano ma Foley negava, rimanendo opportunamente occultato forse per non voler compromettere la sua carriera in un partito che non ha mai esitato nell’attaccare i gay e i loro diritti. Quando Foley votò a favore del Defence of Marriage Act, la legge per la difesa del matrimonio tradizionale solo tra uomo e donna, il mensile gay The Advocate rivelò la sua omosessualità nascosta e già nel 2003 un editoriale su The Phoenix lo descriveva come “un modello d’ipocrisia e personale codardia”. Oggi ancora di più Foley è sotto attacco dal movimento GLBT per un’ammissione che non solo è tardiva ma che rischia di essere strumentalizzata contro l’intera comunità omosessuale. Quello che le associazioni GLBT sottolineano con fermezza è che il comportamento del politico, estremamente scorretto, non ha niente a che vedere col suo orientamento sessuale. «È del tutto inaccettabile per un adulto» dice Joe Solomonese di Human Rights Campaign, «a prescindere dal partito o dall’orientamento sessuale, di comportarsi in quel modo con un minorenne.» La NYAC (National Youth Advocacy Coalition) che rappresenta i giovani GLBT ha dichiarato il suo shock per «il comportamento disgustoso – e potenzialmente criminale – esibito da un membro della nostra Camera dei Rappresentanti.» Cercando di distanziarsi il più possibile da Foley ora sia i Repubblicani che, ovviamente, i Democratici chiedono che il congresso conduca un’approfondita azione investigativa sul caso.
(Roberto Taddeucci)

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