Stati Uniti: leggi su immigrazione discriminatorie

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Un rapporto pone l’accento sulle crudeli discriminazioni in materia di immigrazione che devono fronteggiare le coppie same sex, esponendo problemi che si presentano tali e quali anche nel...

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WASHINGTON – Mentre il Congresso degli Stati Uniti dibatte su come revisionare le norme sull’immigrazione è stato diffuso nei giorni scorso dalle associazioni umanitarie Human Rights Watch e Immigration Equality un rapporto sull’argomento che illustra nel dettaglio quanto le leggi federali sull’immigrazione discriminino pesantemente sulle famiglie composte da persone dello stesso sesso e nelle quali uno dei due sia un cittadino non statunitense. Il documento di 190 pagine, il primo del suo genere, testimonia di come migliaia di coppie gay e lesbiche debbano fronteggiare enormi difficoltà, separazione e persino esilio a causa di norme che privano queste coppie del basilare diritto di poter stare insieme. Stando a stime basate sull’ultimo censimento disponibile, del 2000, ci sarebbero almeno 40.000 coppie gay o lesbiche in difficoltà, nelle quali uno dei due partner è cittadino degli USA, o in possesso del permesso di soggiorno, e l’altro è di altra nazionalità. In realtà il numero è stimato per difetto visto che non comprende tutti coloro che non hanno preferito tenere nascosta, per vari motivi, la loro unione oppure che vivono separati oppure che già sono stati costretti in pratica a lasciare gli USA per poter vivere insieme in quanto il loro essere coppia, dunque famiglia, non viene riconosciuto. Per il co-direttore di Immigration Equality Rachel Tiven le leggi vigenti vanno contro valori considerati tipicamente americani come l’uguaglianza, la parità e il valore della famiglia. «Le procedure d’immigrazione per gli USA sarebbero costruite per mantenere le famiglie insieme» dice Tiven, «ma quelle vigenti prendono di mira un’intera categoria di famiglie americane e le smembrano.»
Da oltre mezzo secolo il diritto al mantenimento dell’unità familiare è stato uno dei capisaldi della politica sull’immigrazione ma è evidente che, nonostante per la Costituzione tutti i cittadini debbano poter godere di pari trattamento e opportunità, le cose stanno diversamente. Il rapporto spiega infatti che i cittadini americani eterosessuali che hanno partner stranieri possono facilmente far valere il loro status coniugale e ottenere dunque tutti i diritti sull’immigrazione relativi. I gay e le lesbiche che si trovino esattamente nella stessa situazione invece si trovano di fronte ad enormi difficoltà perché in base alla legge federale sulla difesa del matrimonio approvata nel 1996, durante l’amministrazione Clinton, per matrimonio deve essere intesa “solamente l’unione legale tra un uomo e una donna come marito e moglie”. Dal momento che le coppie gay e lesbiche non possono dunque essere considerate come sposate non si possono vedere riconosciuti quei diritti in materia d’immigrazione di cui invece godono tutti i loro concittadini eterosessuali che abbiano una relazione, anche di lunga o lunghissima durata, con un cittadino straniero. Co-autore del rapporto è Scott Long, direttore del programma per i diritti civili LGBT di Human Rights Watch, che dice: «Le leggi d’immigrazioni americani discriminatorie hanno trasformato il “sogno americano” in un incubo crudele per innumerevoli cittadini americani e per i loro partner stranieri. Dal momento che il Congresso sta dibattendo sulla riforma delle norme sull’immigrazione dovrebbe anche porre fine alle discriminazioni verso le coppie gay e lesbiche.» Il rapporto in questione prende in analisi la situazione oltreoceano ma è forse opportuno ricordare che il problema si presenta esattamente identico anche in Italia. Invece la stragrande maggioranza degli altri paesi europei lo ha già affrontato e risolto nelle varie normative che riguardano il riconoscimento delle coppie same-sex. (RT)

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