Steve e Roger e i loro 12 figli sono finalmente una famiglia

Volevano un solo figlio. Ed è arrivato Michael, poi i suoi quattro fratellini . E poi Elizabeth, Olivia, Ambrose. E tutto lottando contro leggi ostili. Ora, però, tutti i bimbi sono figli di entrambi.

Questa è una di quelle storie che scatenerebbero l’irrefrenabile istinto dell’ormai ex sottosegretario Giovanardi di spararne una delle sue, ma che non può non commuovere e far riflettere ogni persona di buon senso e priva di pregiudizi discriminatori.

E’ la storia di Roger e Steven Ham, una coppia gay che vive a Phoenix, Arizona, e che ha adottato ben 12 bambini.

Il primo, Michael, è arrivato a casa Ham nel 2003.

In realtà Roger e Steven non avevano certo in mente di mettere su una famiglia che potesse concorrere ad un campionato di calcio, ma adesso non vorrebbero una vita diversa per nessuna ragione al mondo.

L’Arizona, però, non riconosce le coppie gay, né tanto meno le adozioni e per questo costruire la famiglia Ham è stata una vera e propria battaglia che nessun ostacolo burocratico, legislativo o discriminatorio è riuscito a fermare. Anzi, la loro esperienza servirà sicuramente a molte altre coppie.

"Abbiamo lottato per ognuno di loro – dice Steven -. La gente può pensare quello che vuole: noi sapppiamo cosa fa di una famiglia una vera famiglia". "I nostri figli hanno due genitori che li amano – aggiunge Roger – non tutti i loro amici possono dire lo stesso".

E non è un caso che entrambi si chiamino Ham di cognome: è una scelta precisa. Roger, infatti, ha cambiato legalmente il suo cognome nel 2007 scegliendo Ham, lo stesso di Steven, perché non ci fossero problemi nell’andare a prendere i bambini a scuola, nel parlare con i professori, nel portarli dal medico e nel fare tutto quello che due normali genitori fanno per i loro figli.

Fino ad ora, infatti, solo i piccoli adottati a Washington DC, infatti, avevano nel loro certificato di nascita i nomi di entrambi i genitori, perché quello stato permette le adozioni alle coppie gay. Quelli adottati in Arizona, invece, che sono ben dieci, avevano solo il nome di uno di Steven. Fino a qualche settimana fa quando Shelly Kreb, l’avvocato che ha assistito la coppia nelle adozioni fatte a Washington, non li ha contattati, proponendo loro di aiutarli a ri-adottare anche gli altri 12 bambini in modo che risultassero figli di entrambi. Il tutto al costo della parcella normalmente chiesta per una sola adozione: 1.500 dollari. Adesso, Steven, Roger e i loro figli sono una vera famiglia anche agli occhi della legge.

Ma come sono arrivati da un’adozione a 12? Semplice. Il primo ad essere adottato, abbiamo detto, è stato Michael che aveva solo cinque anni e quando vide per la prima volta Steven e Roger saltò in cima al letto dicendo che siccome era il più piccolo, nella casa famiglia dov’era, lo picchiavano tutti. I due gli spiegarono che erano due papà e non un papà ed una mamma e lui, Michael, che voleva solo qualcuno che gli volesse bene e si prendesse cura di lui, disse chiaramente che non gli importava.

Michael, però, aveva altri 4 fratelli, tra cui due gemellini, sparsi in altre case famiglia o da genitori affidatari ed era preoccupati per loro. "Ci ha spezzato il cuore vedere un bimbo di 5 anni avere preoccupazioni che dovrebbero essere riservate agli adulti – racconta Steven -. Avrebbe dovuto giocare con i Lego!". Così, uno dopo l’altro, anche tutti gli altri fratelli di Michael si unirono alla famiglia Ham. E poi nacque il desiderio di crescere un piccolo fin dall’inizio, dal momento della nascita, di assistere al primo sorriso, alla prima parola, ai primi passi e Steven e Roger entrano a far parte (da single, naturalmente!) di un programma di adozioni destinato alle giovani madri che decidono di dare in adozione i loro figli appena nati. E arrivano altri piccoli Ham, seguiti da altri nuovi fratellini, unitisi dopo programmi di affido. Fino all’attuale composizione della famiglia: 12 figli e due papà.

E per garantire il massimo ai loro figli, dato che lo stato non li riconosce come coppia, all’inizio Steven e Roger hanno dovuto firmare una serie di scritture private in cui cedono l’uno all’altro la patria potestà dei figli in caso di decesso, altre in cui stabiliscono che in caso di malattia dei piccoli anche l’altro ha titolo ad assisterli o a prendere decisioni etc etc. Insomma hanno dovuto organizzare legalmente tutto quello che alle coppie di genitori etero è riconosciuto automaticamente. Grazie alla generosa offerta dell’avvocto di Washington, però, ora questo non sarà più necessario perché entrambi risultano genitori dei piccoli.

"Molti dei miei amici pensano che avere due papà sia diverso – dice Elizabeth, 12 anni -. A me piace essere diversa". E aggiunge che non è poi così diverso che avere una madre e un padre e che ci sono compagni di scuola che vivono solo con la madre o con i nonni o con due famiglie nella stessa casa.

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In fondo, cosa serve a dei bambini per crescere bene se non qualcuno che li ami e si prenda cura di loro aiutandoli a diventare quello che vogliono diventare? Proprio oggi, Steven e Roger sono stati scelti, insieme ad altri padri, come "Papà dell’anno 2012" dalla rivista Esquire.