Storia gay tra Brio e Cecchi Paone: condannato Mario Corsi

Il celebre speaker radiofonico della capitale “Marione” Corsi è stato condannato a 600 euro di multa dopo aver fatto intendere una storia gay tra l’ex calciatore Brio e Cecchi Paone

Roma – Ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari, accusato di numerosi fatti di cronaca nera, simpatizzante di estrema destra e conduttore della seguitissima trasmissione radiofonica Te La Do Io Tokyo.

Mario Corsi, detto "Marione", è una celebrità dell’etere romano. Discusso, polemico, amato ed odiato, Corsi da oltre un decennio parla di calcio tra le onde Fm, con una trasmissione interamente a tinte gialle e rosse, prima su Radio Incontro, poi su Rete Sport ed ora su Centro Suono Sport.

Proprio da queste frequenze, Marione, il 27 febbraio del 2007, insinuò una storia gay tra Sergio Brio, ex calciatore della Juventus, e Cecchi Paone, chiedendo addirittura un applauso da parte degli ascoltatori. Un evidente deragliamento dai temi trattati dalla trasmissione, tanto da portare il conduttore a concludere così l’argomento: ‘vabbe’ ragazzi, ma siamo passati dalla dittatura del proletariato a due froci?’".

Condannato a 600 euro di multa e a risarcire la parte lesa, Corsì è stato giudicato colpevole dalla X sezione penale del Tribunale di Roma, con il giudice monocratico Angela Tursi che ha così motivato la sentenza di primo grado: "Corsi ebbe a riferire attribuendola alla parte lesa Brio, una circostanza – quella della relazione omosessuale con Cecchi Paone – da ritenersi in se stessa per nulla palesemente inverosimile, e neppure percepibile chiaramente come grottesca e caricaturale dal pubblico degli ascoltatori, ma piuttosto, al contrario, ben determinata e potenzialmente suscettibile di essere intesa come veridica, così ledendo l’onore ed il decoro della persona offesa". Inoltre Brio "essendo ‘coram populo’ appellato come ‘frocio’, viene gratuitamente esposto al ludibrio della sua immagine pubblica, trasmodando le espressioni usate nei suoi confronti nella pura contumelia e denigrazione, in assenza peraltro di ogni minima traccia di quell’interesse sociale che indefettibilmente deve altresì connotare l’esercizio del diritto di satira".

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"Siamo soddisfatti della sentenza che ha stabilito come la condotta dell’imputato – hanno commentato al quotidiano La Repubblica i legali dell’ex calciatore, Alessandra Parrini e Gianluca Arrighi – abbia leso l’onore e la reputazione di Sergio Brio, che allora fu costretto a giustificarsi davanti alla moglie e alla squadra di calcio ". "Ora bisognerà attendere se la difesa di Corsi farà ricorso in appello".

di Federico Boni