Studenti transessuali: l’Università di Pisa istituisce il doppio libretto per rispettare le differenze

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Un nuovo ateneo adotta la carriera alias, ma la normativa italiana che regola la transizione di genere è del 1982.

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Ottime notizie giungono da Pisa: il Senato Accademico ha finalmente approvato, dopo varie vicissitudini, l’istituzione del doppio libretto per studenti transessuali.

Il provvedimento, fortemente voluto da Sinistra Per… e Glauco – Associazione Universitaria LGBTQI* – aveva ottenuto già nel 2013 il benestare del Senato Accademico per l’avviamento dei lavori, ritardati però da una serie di cavilli burocratici e ripresi dopo numerose sollecitazioni rivolte alla nuova amministrazione e grazie al lavoro portato avanti dalla commissione tecnica designata dall’ateneo.

Il doppio libretto, che verrà attivato ufficialmente già dal nuovo anno accademico 2017/2018, permette agli/alle studenti transessuali di utilizzare una documentazione rispettosa dell’identità scelta all’interno dell’università, garantendo una piena tutela della privacy durante la carriera accademica e nella fruizione dei servizi offerti.

La normativa italiana che regola la transizione di genere (la legge numero 164 del 14 aprile 1982) non prevede, ad oggi, l’aggiornamento dei documenti anagrafici in accordo con l’identità eletta, se non previa ri-attribuzione chirurgica del sesso biologico o comunque con tempi estremamente lunghi.

Dall’anno prossimo, quindi, anche l’Università di Pisa andrà oltre questa discriminatoria normativa. Queste le dichiarazioni dell’associazione Glauco – Associazione Universitaria LGBTQI*: “Come associazione studentesca crediamo che l’università debba essere uno spazio pubblico di elaborazione e produzione culturale, il cui accesso deve essere garantito a tutte e a tutti nel pieno rispetto e riconoscimento delle identità personali. Abbiamo la convinzione che l’educazione assuma un ruolo cardine nella formazione personale e sociale e come tale riteniamo che l’ateneo debba farsi promotore di istanze e pratiche che non solo contribuiscano a garantire il benessere psicofisico e il sereno sviluppo della carriera universitaria, ma che rappresentino anche importanti e innovativi elementi di promozione per una piena inclusione sociale. L’istituzione della carriera alias è quindi un dovuto gesto di civiltà e un forte segnale ad una normativa non più al passo con i tempi. Il nostro lavoro continua adesso presso la sede del Diritto allo Studio Universitario della Toscana, altra istituzione centrale nella vita universitaria dei/delle studenti, a cui chiediamo lo stesso passo in avanti”.

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