Suicidio del giovane gay: la Chiesa si interroghi

Le Istituzioni italiane e l’influente Chiesa Cattolica dovrebbero interrogarsi sulle ragioni che ancora oggi portano un giovane sedicenne a suicidarsi perché tacciato di “diversità” dai compagni

ROMA – Il drammatico caso del giovane ragazzo torinese che si è tolto la vita perché emarginato e preso in giro dai suoi compagni di classe non può (o non dovrebbe) non spingere le Istituzioni italiane e i vertici dell’influente Chiesa Cattolica a chiedersi se hanno delle co-responsabilità di qualche genere in episodi come questo. Dal mondo della politica chiede un intervento del ministro della Pubblica istruzione la deputata di Rc-Se, Titti de Simone: «Mi chiedo se le istituzioni scolastiche abbiamo ben in mente cosa significhi essere gay in questo paese e soprattutto nei nostri istituti scolastici. Non si possono continuare a ignorare questi atteggiamenti, diffusissimi soprattutto tra i ragazzi, alimentati da un clima da caccia alle streghe nel quale anche le Chiesa sta giocando un ruolo importante. Così come il ministro della Pubblica istruzione si dimostra sempre attento e sensibile a recepire gli allarmi dei vertici vaticani su fantomatici attacchi alla famiglia tradizionale – continua De Simone che è anche presidente del comitato parlamentare per le Pari opportunità – allo stesso modo chiediamo un attento e vigile atteggiamento nei confronti della intolleranza contro le diversità. C’è bisogno di un antidoto culturale per sconfiggere l’omofobia e la discriminazione. Chiediamo che venga attivata una campagna di sensibilizzazione, nelle scuole, contro questi atteggiamenti che minano le basi del vivere civile.»

«Le gerarchie ecclesiastiche si dovrebbero interrogare sulla relazione tra il tragico suicidio del sedicenne di Torino e la giornaliera campagna d’odio in atto contro gli omosessuali» dice Francesco Mosca, segretario della Federazione dei Giovani Socialisti. «Ci si fermi a riflettere – continua Mosca – perché il tuonare quotidiano da parte di esponenti della Chiesa, subito seguiti da obbedienti politici, contro l’immoralità dell’essere omosessuali, il considerare queste persone come malate o deviate legittima inevitabilmente l’infame ‘diritto’ da parte di balordi a perpetuare violenze ai danni degli omosessuali.»

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Franco Grillini ha annunciato che presenterà un’interrogazione al Ministro Fioroni sulle violenze antigay nelle scuole. Nell’interrogazione si ricorda che almeno il 40 per cento dei gay negli anni dell’adolescenza ha tentato, almeno una volta, il suicidio, perché vittima di bullismo; che una ricerca europea condotta in 37 Stati ha inoltre rivelato come il 51,2 per cento dei giovani omosessuali sotto i 26 anni abbia avuto esperienze di violenza verbale e fisica a scuola a causa del proprio orientamento sessuale; che in una ricerca condotta nelle Marche attesta che su 2.849 studenti delle superiori, le offese verbali o fisiche o discriminazioni hanno riguardato il 41 per cento degli omosessuali. Su questi temi il Ministero della Pubblica Istruzione nel passato aveva attuato alcuni protocolli di collaborazione ad esempio con L’Agedo, l’associazione dei genitori di omosessuali, che però non sono stati rinnovati. Grillini pertanto chiede al Ministro Fioroni “quali misure intenda attivare il Ministro interrogato per la prevenzione specifica del bullismo nelle scuole e del disagio degli adolescenti omosessuali, se intende coinvolgere le associazioni omosessuali nella stesura e nell’implementazione del piano ministeriale di prevenzione e lotta al bullismo e se intenda promuovere la collaborazione tra il comitato nazionale scuola e legalità e le associazioni omosessuali nella prevenzione e lotta ai fenomeni di bullismo omofobico, inoltre se il Ministro intenda rinnovare il protocollo tra Ministero dell’istruzione e AGEDO inattivo dal 2003.”

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«Per una parte cospicua della società italiana quello anti-omosessuale è un pregiudizio fondato e ‘difendibile”. Lo afferma il presidente dei Riformatori liberali e deputato di Forza Italia, Benedetto Della Vedova sostenendo che non sono “solo pochi bulli o pochi violenti a definire l’omosessualità come una condizione sbagliata, immorale e malvagia da imputare a quanti si macchiano di questa ‘colpa’» Secondo Della Vedova «il suicidio del giovane di Torino è un episodio drammatico anche perché si inscrive in un quadro di banale e ordinaria discriminazione quotidiana e tutto questo riguarda anche la politica e il modo in cui la stessa tocca e tratta (sul piano normativo e sul piano simbolico) le questioni omosessuali.»

Pino Sgobio (Pdci) invita a «meditare bene coloro che hanno soffiato, spesso e volentieri strumentalmente, sul fuoco della polemica sui Dico: la morte di questo giovane ragazzo sia di monito per affrontare il tema dei diritti civili in maniera meno ideologica e più improntata alla concretezza.»

Per la deputata di Rifondazione comunista-SE Vladimir Luxuria «la scuola del sedicenne torinese morto suicida, è quella che gli ha insegnato che se sei gay devi vergognartene. Le parole scagliate con leggerezza pesano come sassi su adolescenti gay, lesbiche e transessuali, anche perché alla crudeltà dei compagni spesso si unisce l’indifferenza di insegnanti e presidi. Resta da chiedersi quanto influenza sulla psicologia di questi giovani studenti accostamenti tra omosessualità, disordine morale, pedofilia e incesto, fatte magari durante l’ora di religione. Il ministro Fioroni – conclude Luxuria – dovrebbe dedicare un po’ del suo tempo a iniziative contro il bullismo omofobico della scuola italiana per renderla davvero inclusiva.»

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Anche per Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci a palazzo Madama, «la vicenda del ragazzo che a Torino si è tolto la vita perché accusato dai compagni di essere omosessuale, dovrebbe far riflettere le gerarchie ecclesiastiche. Si sta seminando una campagna di odio e disprezzo verso i cosiddetti ‘diversi’, uomini e donne che hanno tutte le ragioni di rivendicare i propri diritti. Riflettano anche quei politici che assumono acriticamente i dettami della Chiesa a scapito del proprio ruolo di legislatori di una società che deve diventare più eguale e più giusta.»

Anche il senatore Gianpaolo Silvestri (Verdi) ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della pubblica istruzione della quale si sottolinea di come “alte autorità religiose, morali, politiche ed istituzionali del nostro Paese martellano da tempo, riempiendo tutti i media ed ogni spazio del confronto pubblico, con parole pesantissime che indicano nelle persone con orientamento omosessuale “malati”, soggetti “moralmente disordinati”, “individui contronatura”» chiedendo al ministro «quali misure intenda attivare per la prevenzione specifica del bullismo nelle scuole e del disagio degli adolescenti omosessuali.» (Roberto Taddeucci)