“Svastichella agì con ferocia solo perché i due erano gay”

Depositate le motivazioni della sentenza che ha condannato l’aggressore del Gay Village a sette anni di carcere. In 23 pagine, il Gup spiega che Sardelli aggredì i due ragazzi solo perché omosessuali.

Non c’è dubbio. Per il Gup Rosalba Liso, che lo scorso 13 gennaio ha condananto Alessandro "Svastichella" Sardelli a sette anni di reclusione per tentato omicidio, lesioni e porto abusivo di armi, quella sera del 22 agosto l’uomo agì con ferocia e spinto da un forte sentimento omofobo. Svastichella, lo ricordiamo, sul finire della scorsa estate, proprio fuori dal Gay Village di Roma, aggredì e accoltellò una coppia di ragazzi gay appena usciti dall’evento dell’estate lgbt capitolina.

«Sardelli, pur sbandierando di non avere alcun pregiudizio di natura sessuale, proprio nel corso dell’interrogatorio, è scivolato in una pacifica ammissione del proprio credo – si legge nelle motivazioni depositate da Liso -, affermando "ho amici purtroppo gay". Ad colorandum, ma senza attribuire alla circostanza alcun valore pregnante, vale rammentare che il nome storico di Svastichella allo stesso da sempre attribuito, sia pur evocativo di idee politiche assolutamente rispettabili, vale comunque a tratteggiare la personalità dell’imputato».

L’avvocato che assiste Svastichella, Riccardo Radi, ha già presentato il ricorso in appello chiedendo l’assoluzione del suo cliente. Secondo Radi, «la travagliata esistenza dell’imputato», ovvero l’incidente che lo rese claudicante da ragazzino, l’abuso di alcol e droghe e i disturbi mentali che affligono il cepppo materno della sua famiglia, sarebbero motivazioni sufficienti a rivedere il caso e, auspica, ad assolvere l’uomo.

«Appare chiaro ed incontrovertibile che il Sardelli si sia determinato ad una condotta aggressiva di tale ferocia (non si dimentichi infatti che costui ha subitaneamente aggredito le vittime alle spalle colpendo in un primo momento uno di loro alla testa con una bottiglia di vetro) nei confronti dei due ragazzi, soltanto perchè gay – scrive senza nesun dubbio il Gup -. Non appare invero in alcun modo verosimile, e soprattutto sorretta da alcun ulteriore elemento probatorio, la versione dei fatti offerta dall’imputato circa il fatto che costui si sarebbe avvicinato ai due perchè si stavano baciando e toccando le parti intime alla presenza di minorenni. Infatti nessuno dei testi presenti, nè coloro che avevano accompagnato il Sardelli, hanno mai riferito della presenza di minori e tantomeno che i due ragazzi si stessero toccando le parti intime, condotta questa che, per quanto deprecabile, non legittimava comunque una siffatta reazione».

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Nessuna giustificazione, quindi, ci può essere ad un gesto come quello di Svastichella, neanche in circostanze, dimostratesi infondate, di effusioni più più spinte del solito.

Aggiunge poi Rosalba Liso che Sardelli «ha reagito in maniera del tutto scomposta e non proporzionata alla, supposta, offesa che aveva ricevuto, in base alle di lui convinzioni ed alla di lui morale, per l’atteggiamento affettuoso tenuto dai due omosessuali. L’escalation della condotta non risponde invero ad alcuna regola di logicità anche laddove rapportata ad un individuo di medio spessore culturale e particolarmente suscettibile».

Soddisfatto Daniele Stoppello, legale di Arcigay che difende le due vittime.  «Le motivazioni della sentenza di condanna di Sardelli – ha dichiarato l’avvocato – ricostruiscono in modo completo e chiaro quanto avvenuto la sera del 22 agosto scorso e cioè che i due miei assistiti sono stati aggrediti soltanto perché gay. Sotto il profilo tecnico non credo che possano esservi appunti da fare. E ritengo che difficilmente in appello la condanna per Sardelli potrà esser ridotta».