Tanzania, il Governo prende le distanze dal governatore omofobo che aveva annunciato la caccia ai gay

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Dopo le proteste USA e da parte dell'UE, il governo tanzanese ha precisato che non ci saranno rastrellamenti omofobi. Ma l'allarme è alto.

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Le proteste internazionali sono servite a qualcosa.

Lunedì scorso Paul Makonda, commissario regionale della città più grande della Tanzania, Dar es Salaam, aveva annunciato di voler catturare tutti i gay del Paese nel giro di una settimana, rivelando di avere una lista di 100 omosessuali da cui partire. Makonda ha ufficialmente chiesto ai cittadini di denunciare pubblicamente gli omosessuali, in modo che le forze dell’ordine possano catturarli.

L’ambasciata americana a Dar es Salaam ha immediatamente rilasciato un’allarme sicurezza nei confronti degli americani del posto, consigliando loro di “rimuovere o proteggere immagini che potrebbero incorrere in leggi tanzaniane in materia di pratiche omosessuali e attività sessuale esplicita”.

L’UE ha poi rilasciato una dichiarazione, affermando che “deplora il deterioramento della situazione dei diritti umani e dello stato di diritto in Tanzania”, annunciando di voler attuare “un’ampia revisione delle sue relazioni con la Tanzania”. Ed è qui che il Governo della Tanzania ha preso le distanze da Makonda, come riportato dalla BBC, sottolineando come quei commenti fossero un “parere personale che non rappresenta la posizione ufficiale della Repubblica unita di Tanzania, che continuerà a rispettare e sostenere tutti i diritti umani come previsto nella costituzione del paese”.

Peccato che tra i diritti umani presenti in costituzione non si faccia alcun riferimento all’orientamento sessuale. L’omosessualità è non a caso illegale in tutta la Tanzania, con le relazioni sessuali tra uomini dello stesso sesso punibili fino a 30 anni di carcere.

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