Te prometo anarquia, gli skaters messicani gay intrigano Locarno

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Da premio il queer dramma-pastiche di Cordón e la fiaba poetica italiana Bella e perduta.

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È uno dei più originali e intriganti film visti finora in concorso al 68esimo Festival di Locarno e non ci stupirebbe ritrovarlo sabato sera nell’elenco dei premiati (ha già vinto il festival di Panama). Stiamo parlando della coproduzione teutonico-messicana Te prometo anarquia (Ti prometto anarchia) di Julio Hernández Cordón, insolito dramma-pastiche a cavallo tra il Gus Van Sant più sperimentale e una sorta di Dracula postmoderno su due skaters amanti, Miguel e Johnny (Diego Calva, assai cinegenico, ed Eduardo Martinez Peña, coraggiosamente nudo in più sequenze). Entrambi commerciano in sangue umano che rivendono a basso prezzo nel sordido e anarchico mercato nero del pronto soccorso, in particolare Miguel che va in giro con tanto di dentiera di plastica da vampiro al collo. Costui vede i suoi donatori semplicemente come ‘vacche da mungere’ e non si pone molti problemi sulla qualità del sangue da vendere a basso prezzo senza alcun controllo medico. Nonostante Miguel e Johnny siano amanti, quest’ultimo ha una fidanzata che fa ingelosire il primo e rischia d’incrinare il rapporto passionale e appassionato fra i due ragazzi, a proprio agio soprattutto quando esercitano il loro hobby preferito, fra kickflips acrobatici e armoniche coreografie di coppia sulla tavoletta che sanno maneggiare con abilità da professionisti.

Potremmo dire che l’anarchia del titolo è soprattutto narrativa, poiché la trama è piuttosto laconica e al regista non interessa spiegare più di tanto quello che avviene (che fine fa il camion pieno di donatori sparito improvvisamente?). L’obiettivo è piuttosto creare un’atmosfera d’indiscutibile seduzione visiva, con una cura dell’inquadratura mai banale. Due fiammeggianti scene di sesso gay ravvivano l’azione: su un’amaca virata in rosso fuoco e mentre una barchetta di carta ondeggia sulle coperte sobbalzanti di uno scalcinato motel. Senza raggiungere i livelli poetici del succitato Van Sant, il regista Cordón riesce a rendere partecipe lo spettatore di questa vicenda particolare anche grazie a una splendida colonna sonora insinuante e ipnotica.

Abbiamo chiesto agli attori e al regista quanto c’è di personale in Miguel e Johnny: “Io e Diego non ci conoscevamo – ha spiegato Eduardo Martinez Peña -. Tra noi si è creata molta intimità ed è nata una relazione amicale”. “Entrambi sono eterosessuali – va al sodo il regista Cordón – e quando li ho scelti mi hanno detto di non avere problemi nel recitare la parte di due gay. Abbiamo parlato molto del ruolo e improvvisato molte scene. Per trovarli ho visitato il profilo di molti ragazzi su Facebook. Il film è dedicato a mio fratello ma non è la sua storia anche se è ispirata a lui. Temevo di scrivere un melodramma, mi considero una persona molto malinconica. Riguardo al Messico posso dire che è uno dei luoghi più violenti del pianeta”.

Si candida al Pardo d’Oro l’unico film italiano in concorso, l’affascinante fiaba poetica Bella e perduta di Pietro Marcello (La bocca del lupo), personale ibrido pastorale fra documentario e fiction, in cui troviamo il servo sciocco Pulcinella che accompagna verso il nord un bufalo parlante di nome Sarchiapone – la voce è di Elio Germano – per salvargli la vita e rispettare così le ultime volontà del pastore Tommaso, ispirato al vero Tommaso Cestrone che fece da guardiano volontario e ripulì la reggia borbonica di Carditello nella Terra dei Fuochi, in pieno degrado e in mano alla camorra. Cestrone morì misteriosamente nella notte di Natale, ufficialmente per infarto – ma non fu mai fatta un’autopsia -, il giorno prima della riapertura al pubblico della reggia. All’inizio del film, tra i vari Pulcinella presentati, ne appare anche uno incinto: ci ha spiegato il regista casertano che in alcuni antichi canovacci teatrali è una figura gender ricorrente.

Tra le proiezioni serali in Piazza Grande, quelle più spettacolari e destinate a un pubblico generalista, è stata presentata la passabile commedia americana Trainwrech (Un disastro di ragazza) diretta da Judd Apatow che lancia in Europa la rivelazione comica Amy Schumer nel ruolo di novella Bridget Jones, più curvy e più audace sessualmente, beona e apparentemente disinibita. In realtà, sotto sotto, questo chick flick a tratti spassoso è più convenzionale e conservatore di quanto voglia sembrare, al punto che il personaggio più positivo è la sorella incinta con famigliola da spot pubblicitario e quando lei s’innamora di un medico sportivo (Bill Hader), l’unica preoccupazione diventa sottomettere Amy alla fantasia maschilista di vederla dimenarsi nelle vesti di pom-pom girl. Strepitoso John Cena nei panni di un culturista mononeuronale che impregna di insulti omofobi uno spettatore di colore in un cinema ma con riferimenti al sesso gay così insistiti da far pensare che sia segretamente omosessuale (si cita pure l’applicazione queer di dating online Grind’r). Irriconoscibile Tilda Swinton nel ruolo della direttrice malevole del giornale dove lavora Amy e buffi camei di Daniel Redcliffe e Marisa Tomei attori del ‘film nel film’ in bianco e nero su un romantico addestratore di cani. Nelle sale italiane uscirà il 17 settembre.

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