In Lombardia arriva il telefono antigender. 50000 euro spesi per nulla

Stanziati dalla Regione 50000 euro su un call center contro la teoria del gender

La notizia è reale e non di Lercio. 50.000 euro saranno stanziati dalla Regione Lombardia, coi soldi di tutti i cittadini lombardi, per istituire un call center per segnalare “iniziative contrarie ai valori della famiglia”. La teoria del gender, insomma, e le paranoie che ha suscitato nelle famiglie sensibili ai proclami dei cattolici integralisti, ha fatto definitivamente breccia nel Consiglio Regionale Lombardo, dove peraltro era già stata votata una mozione anti-gender. Ignari delle critiche, i consiglieri hanno pensato ora di destinare ben 50.000 euro alla lotta contro il gender: un po’ come spenderli per tracciare su Google Maps i percorsi di Babbo Natale, visto che siamo in prossimità del suo arrivo.

Il numero verde sarà attivo 24 ore su 24 per dare “finalmente” la possibilità a genitori, studenti e personale scolastico di “segnalare episodi contrari ai valori della famiglia, con particolare attenzione alla tutela dei minori”. È il call center “anti gender” nelle scuole ideato dal Carroccio e proposto con un emendamento al bilancio 2016-2018 da discutere in Consiglio regionale. Con l’emendamento il partito di Maroni, Presidente della Regione, – il capogruppo in Consiglio, Massimiliano Romeo, è il primo firmatario – chiede infatti lo stanziamento di 50mila euro per il 2016, da assegnare all’assessorato alle Culture, identità e autonomie guidato da Cristina Cappellini (Lega Nord), per “attribuire risorse per l’utilizzo di un numero verde, attraverso l’occupazione di operatori telefonici”.

L’obiettivo del numero verde ideato dalla Lega è individuare le scuole dove ci sono riferimenti alla cosiddetta “teoria gender: una sorta di “sos” per genitori e insegnati preoccupati, insomma. Un call center “di delazione”, invece, per le opposizioni. “Noi vogliamo sapere dove ci sono questi insegnamenti o vengono adottati libri che li promuovono – spiega Romeo – Una volta individuati gli istituti in questione, la Regione potrà intervenire o chiedere al ministero di muoversi. La nostra è una mozione a favore della famiglia, nucleo fondamentale della nostra società”.

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Resta da attendere, se mai arriverà, la risposta del Ministero della Pubblica Istruzione, visto che di questa stiamo parlando. A tutela della professionalità degli insegnanti e delle bambine e dei bambini cui non guasterebbe qualche ora di educazione civica attenta alle differenze.

La risposta migliore arriva da Facebook, da una pagina che Gay.it segue quotidianamente:

Celebriamo oggi uno dei travestiti più famosi – e giustamente temuti – delle fiabe.#noallacaccia#lupidituttoilmondounitevi