Terapie riparative, dati allarmanti dagli Usa: “bisogna vietarle”

Dati sempre più allarmanti in arrivo dagli Usa sulle cosiddette terapie riparative.

Solo negli Stati Uniti d’America 75.000 adolescenti tra i 13 e i 17 anni dovranno affrontare le cosiddette terapie riparative prima dell’età adulta.

Informazioni che provengono da uno studio del Williams Institute della UCLA School of Law, Università con sede a Los Angeles, in California. Secondo quanto riportato dalla ricerca, circa 20.000 giovani LGBTI andranno incontro alle controverse terapie riparative da parte di operatori sanitari. Altri 57.000 lo riceveranno dalle mani di pseudo leader religiosi o spirituali.

Circa 698.000 adulti LGBTI sono già andati incontro alle terapie di conversione. 350.000 di questi hanno dovuto sopportare simili ‘trattamenti’ da adolescenti. Teorie del tutto prive di fondamento, lo ricordiamo, che millantano la ‘cura’ dall’omosessualità. La stragrande maggioranza delle associazioni sanitarie professionali d’America le hanno pubblicamente condannate, chiedendo al Congresso e ai politici a stelle e strisce di renderle illegali. Fino ad oggi solo nove Stati, Washington D.C. e 32 località hanno vietato ai medici di attuare simili pratiche.

La nostra ricerca mostra come le leggi che vietano la terapia riparative potrebbero proteggere decine di migliaia di adolescenti da quello che dicono gli esperti medici sia una pratica dannosa e inefficace“, ha detto Christy Mallory, direttore del Williams Institute che ha guidato la ricerca. Se non fosse per quelle leggi che le hanno bandite in alcuni Stati e località, infatti, altri 6000 adolescenti sarebbero stati coinvolti.

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Con un numero così elevato di ragazzi a rischio terapie di conversione, dobbiamo garantire che le famiglie, le comunità religiose e i fornitori di servizi sanitari dispongano di informazioni accurate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, lavorando per ridurre lo stigma e promuovere l’accettazione dei giovani LGBT e delle loro famiglie“, ha concluso Kerith Conron, tra gli autori dello studio.