Test Torino, il presidente di Arcigay Bologna: “Ma quale omofobia”

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"Quando ho letto la domanda ero contento".

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Vincenzo Branà, presidente di Arcigay Bologna, è indignato per quanto successo ieri al test dell’università di Torino sull’omosessualità: ma con chi ce l’ha?

Con la stessa comunità LGBT, che – in larga parte – ora chiede che il quesito contestato venga cancellato: “Sarebbe una sconfitta per noi. È chiaro che non si parla di patologie. È una domanda statistica che noi citiamo nell’introduzione di tutti i nostri progetti. Non cadiamo nel tabù dell’omosessualità e del politicamente corretto”.

Branà non ha nulla in contrario al fatto che il quesito sia stato inserito in un test di genetica, psichiatria e patologie: “Io quando ho letto la domanda ero contento. Che in un test per aspiranti medici ci sia quel quesito per noi è un risultato positivo. È chiaro che non si parla di patologie ma di statistiche. L’automatismo secondo il quale se la domanda sull’omosessualità è in un test di medicina allora è considerata una malattia, è una cosa cretina. La medicina non si occupa solo di malattie ma di salute e l’omosessualità ha ricadute sulla salute”. Per il presidente di Arcigay Bologna è giusto che un medico si chieda se il proprio paziente sia eterosessuale o omosessuale, proprio per uscire dal paradigma dell’eterosessualità obbligatoria.

No assoluto, quindi, alla cancellazione del quesito: “Rimetteremmo nell’invisibilità un tema per cui lottiamo da anni”.

La domanda era la seguente: “Quale delle seguenti percentuali rappresenta la migliore stima dell’omosessualità nell’uomo?”. Risposta: tra il 5% e il 10%.

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