Tommaso Cerno, “Le battaglie di Sergio Lo Giudice sono le mie battaglie” – l’Intervista

Tommaso Cerno tra GPA, matrimonio egualitario, omofobia, stepchild, Casini, Roccella e Lo Giudice. La nostra intervista al nuovo candidato (LGBT) del PD.

Tra i volti nuovi del prossimo Parlamento ci sarà Tommaso Cerno, 43enne giornalista, saggista, ex direttore de l’Espresso e negli ultimi tre mesi condirettore del quotidiano LaRepubblica che si è candidato alle imminenti elezioni con il Partito Democratico.

Ex dirigente nazionale Arcigay, Tommaso Cerno avrà il compito di tenere alta la bandiera dei diritti LGBT in Parlamento, con alcune polemiche legate al suo passato immancabilmente venute a galla negli ultimi giorni. Proprio da questo punto siamo partiti, nella nostra seconda intervista del giorno poche ore dopo quella al senatore uscente Sergio Lo Giudice.

Nel 1995 lei si candidò alle elezioni comunali di Udine con Alleanza Nazionale. In molti hanno storto la bocca, in questi giorni.

“È una storia notissima, più volte raccontata. Avevo 20 anni, sono sempre stato radicale e legato al concetto che le cose bisogna farle. Cosa avvenne: dopo 40 anni avevamo la possibilità di inaugurare un teatro a Udine, e io decisi di intraprendere questa battaglia per intitolare il teatro a Pier Paolo Pasolini. Mi presentai con un programma culturale a tutti i partiti che si candidarono. Con mia sorpresa, perché in quegli anni la figura di Pasolini non era stata ancora del tutto recuperata, il mio progetto venne appoggiato dall’unico deputato di AN che conobbi in quegli anni. Mi dissero ‘Se tu vuoi fare questa battaglia noi ti sosteniamo’, anche se io non sono mai stato vicino alle idee di quel partito. Il centrosinsitra si oppose a chiamare il teatro Pasolini, in quel momento l’unico partito che sostenne quella battaglia fu AN. L’unico modo per portare in consiglio comunale quella battaglia era passare da un confronto/scontro attraverso AN, che per ragioni storiche in Friuli aveva posizioni anti-clericali e molto laiche, in quel momento, poi mutate. Fu un incontro che io rivendico, perché quell’incontro con AN mi ha fatto capire l’importanza nella mia vita delle battaglie civili contro quella destra contro la quale mi sono poi sempre battuto”.

Nelle ultime ore proprio il centrodestra, per bocca di Eugenia Maria Roccella, ha minacciato l’abrograzione delle unioni civili, riportando a galla un dibattito che si pensava finalmente archiviato.

Non stupiscono due cose. Intanto che la Roccella usi la minaccia, l’ha già fatto con Eluana Englaro. All’epoca mandarono i carabinieri, cercando di sequestrare il corpo di una donna abbandonata dallo Stato per 17 anni. Quindi non mi meravigliano le sue minacce così come non mi meraviglia che la destra non abbia altri argomenti se non quello di distruggere una società più evoluta per tornare ad una società più regredita, facendo come bandiera della propria unità visto che non sono d’accordo su nulla l’attacco agli omosessuali, come sempre. Se esiste qualcuno contro cui tutti ce l’hanno avuta sono gli omosessuali. Tutti gli italiani democratici devono prendere coscienza che questo Paese è in pericolo di autoritarismo, per questo bisogna mobilitarci per difendere ciò che abbiamo ottenuto con fatica e per progredire verso qualcosa di ancora maggiore”.

E quali passi successivi ritiene che il Paese debba affrontare, dal punto di vista LGBT?

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“Che siamo tutti uguali, quando ci sarà la piena uguaglianza di tutti i cittadini italiani, avremo raggiunto l’obiettivo”.

Ma andando sul concreto, vedi stepchild adoption, matrimonio egualitario, legge contro l’omofobia, sono battaglie che a suo avviso il Pd deve portare avanti?

Penso che il Pd abbia il merito, e questo va detto, di aver messo la fiducia del Governo sulle unioni civili. La fiducia era stata posta per migliaia di volte nella storia della Repubblica ma mai per i diritti civili. E al Pd va dato questo merito. Ciò non significa che la legge approvata sulle unioni civili sia perfetta. Il tema della stepchild era imperfetto anche se fosse rimasto all’interno del testo. Così articolato non dava la piena uguaglianza. Adesso abbiamo il dovere di andare verso la piena uguaglianza, nel diritto dei single, dei padri, delle madri, dei genitori e dei figli”.

Lei nel 2014 è stato minacciato di morte su Twitter, perché omosessuale. È chiara la necessità di una legge contro l’omofobia.

Sono stato minacciato e sono stato anche il primo italiano che è riuscito a farsi dire da Twitter di chi fosse la faccia mascherata che si nascondeva dietro quelle minacce. C’ho messo due anni, sono andato due volte in procura, ho avviato un meccanismo Italia/Usa per riuscire a capire come fare, ho creato un precedente poi utilizzato da altri. Anche questi sono i diritti, il diritto di sapere chi ti minaccia”.

Rimanendo proprio su Twitter, negli ultimi giorni è ricomparso on line un suo tweet del 2015 in cui si diceva contrario alla gestazione per altri. È ancora di quell’idea?

La mia posizione è molto semplice. Prima di tutto ci vogliono le adozioni per i single. Un tema che non è mai stato risolto. Parlare di GPA in Italia, oggi come oggi, è come dire di andare su Marte senza essere riusciti nemmeno ad attraversare la strada. I diritti non sono solo progresso scientifico ma anche sociale, sarebbe normale che prima di tutto si ampliasse il diritto alle adozioni. Per ora è un tema che riguarda poche persone, spesso con più possibilità rispetto ad altre. Mi piacerebbe che diventasse un dibattito civile, con due priorità. I bambini e le donne. Perché i potenziali genitori gay sono meno soli solo in questo caso, e soprattutto perché così il tema diventerebbe di tutti, altrimenti diventa un tema di una piccola parte. La priorità sono le adozioni, per single e coppie non sposate, la GPA per il momento è un fatto di progresso scientifico e non un progresso di diritti. Prima il contesto di tutti e poi questo dibattito. Prima la libertà delle donne. Se anche una sola donna viene sfruttata, perché il livello scientifico dello Stato non è ancora chiaro, diventa molto difficile ottenerla. Le adozioni sono più urgenti, invece in Italia si dibatte sempre di etica, lasciamo i bambini orfani e intanto parliamo di progresso scientifico”.

Il suo ingresso nelle liste Pd è coinciso con la sorprendente e discussa esclusione di Sergio Lo Giudice, senatore nonché presidente onorario Arcigay, lasciato fuori dalla corsa tra le polemiche.

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Sergio Lo Giudice è sempre stato e sempre sarà una bandiera delle battaglie in Italia e in Europa. Sono molto dispiaciuto che Sergio non continui in Parlamento questa battaglia ma ho letto con piacere che la continuerà fuori dal palazzo. La politica non si fa solo all’interno delle istituzioni, mi dispiace ma so che Sergio è con noi. Io sono un giornalista che ha deciso dopo tanti anni di professione che non è più sufficiente guardare dalla tribuna e ho fatto una scelta di vita. Di provare a cambiare qualcosa. L’ho fatto nel Partito Democratico perché la parola ‘Partito’, quindi prendere parte, posizioni chiare, agire, è fondamentale per la democrazia, mentre gli altri si chiamano Movimento, Lega, Forza, Unione, sono di fatto anonime come forme politiche. Mi dispiace per Lo Giudice ma è come se fosse seduto in Senato perché le battaglie di Sergio sono le battaglie mie”.

A Bologna, paradossalmente, perso Lo Giudice il PD si è ritrovato con Pier Ferdinando Casini. Anche qui, polemiche a non finire.

Credo che la polemica su Casini sia esagerata. Intanto Casini è già senatore a Bologna, quindi Bologna l’ha già scelto. Casini, poi, ha votato a favore delle unioni civili e del biotestamento, in quest’ultima legislatura. Non so se sia un ravvedimento sostanziale o politico di quel momento, però non credo che si possa dire che la scelta sia stata tra il togliere un militante per i diritti per metterne uno contro. Sono due scelte completamente diverse, legate a dinamiche di partito, ma sono scelte che vedono in campo una persona di orientamento diverso, più moderata e cattolica ma che ha scelto nella vita di cambiare idea su quel terreno. Noi non possiamo dire che Casini abbia mai fatto o detto nulla contro quelle battaglie, nel corso dell’ultima legislatura. Poi nessuno costringe nessuno a votare qualcuno che non piace, ma queste tre storie, legate a me, Lo Giudice e Casini, sono scollegate tra di loro, anche se c’è una polemica in atto che rispetto”.

21 anni fa, era il 1997, lei fu tra i promotori del Gay Pride di Venezia. Cosa è cambiato in questi due decenni all’interno del movimento LGBT?

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Il movimento LGBT è cambiato assieme alla comunità omosessuale. Faccio un paradosso. Le associazioni LGBT di oggi dovrebbero avere come obiettivo di non dover più esistere. L’obiettivo finale sarebbe la loro scomparsa, perché significherebbe che non esistono più differenze tra gay ed etero. Ma cosa è successo in questi 20 anni, man mano che il movimento LGBT portava a casa risultati culturali e legislativi, la comunità omosessuale si liberava da una serie di catene. Quindi abbiamo un movimento più forte dal punto di vista delle istanze e dal punto di vista politico ma anche una comunità più libera, che fa da sé, che non ha più bisogno sempre solo e soltanto del movimento per andare avanti con la propria vita. Sono due percorsi paralleli che dimostrano come i movimenti siano indispensabili e come la comunità ne tragga giovamento. Questa nuova aggressione della destra ci fa capire quanto i movimenti siano ancora più importanti‘.