Torino: anche Amnesty International partecipa al Pride

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Amnesty International ufficializza la sua partecipazione al Gay Pride nazionale.Ci sono anche nuove adesioni, mentre a margine dell’omoevento non mancheranno neanche i “rosari riparatori”.

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TORINO – La Sezione Italiana di Amnesty International ha annunciato ufficialmente che parteciperà alla sfilata del Gay Pride di Torino di sabato 17 giugno, presentandosi con uno striscione con su scritto “Libere e liberi di essere”. Per un’associazione come Amnesty presenziare al Pride rappresenta un’importante occasione per informare sulle violazioni dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Non bisogna infatti dimenticare che ancora oltre 70 paesi ancora oggi considerano l’omosessualità come un reato e tra questi almeno quattro (Iran, Sudan, Mauritania e Arabia Saudita) la puniscono con la pena di morte. In molti altri paesi ancora resistono atteggiamenti di odio ed emarginazione oppure violenze piu o meno marcate che diventano a volte torture vere e proprie. Il presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, che parteciperà al Pride, ha dichiarato che «L’orientamento sessuale e l’identità di genere fanno parte dei caratteri fondamentali dell’identità umana. È per questo che Amnesty International ha deciso di denunciare e contrastare le violazioni dei diritti umani di lesbiche, gay, bisessuali e transgender e affermare che i diritti delle persone Lgbt non sono diversi da quelli degli altri individui: il diritto a realizzarsi compiutamente, all’incolumità fisica, alla privacy, alla liberta di associazione, il diritto di espressione… Diritti che purtroppo ancora oggi in molte parti del mondo vengono negati dai governi e dall’opinione pubblica, in nome di presunti principi religiosi, culturali, morali o di salute pubblica.» Per chi condivide queste parole e vuole sfilare insieme ad Amnesty International l’appuntamento è alle ore 16 presso il monumento di Piazza Statuto.
Intanto il Gay Pride torinese ha incassato l’adesione anche del vicepresidente della Camera Carlo Leoni, che in un comunicato ha reso noto di condividerne la «piattaforma politica» e di considerarlo «un’occasione di grande rilievo per riaffermare, con i diritti delle persone omosessuali, i valori di libertà, laicità e di rigetto di ogni forma di intolleranza. Sono valori, questi, dei quali non può fare a meno, né oggi né in futuro, la società italiana.» Adesione piena anche da parte della Segreteria nazionale dei Democratici di Sinistra, il cui coordinatore nazionale Maurizio Migliavacca ha detto che «La battaglia per l’affermazione dei diritti dei gay, lesbiche, bisessuali e transessuali è una battaglia di democrazia» a cui dare sostegno perché «affinché finalmente anche in Italia i cittadini gay, lesbiche, bisessuali e transessuali si possano sentire cittadini di serie A, con uguali diritti e uguali doveri.» Per Andrea Pacella dell’esecutivo nazionale della Sinistra giovanile «La manifestazione di sabato sarà la concretizzazione di quell’idea d’Italia libera, aperta ed europea che si è affermata con le elezioni dell’aprile scorso e consentirà ai torinesi di dimostrarsi cittadini di quella grande metropoli vista nei giorni delle Olimpiadi.» Sempre in ambito politico la delegazione di Rifondazione Comunista vedrà in prima fila Nichi Vendola, Vladimir Luxuria, Titti De Simone e i capigruppo del partito Gennaro Migliore e Giovanni Russo Spena. C’è a sorpresa da segnalare anche la coraggiosa adesione controcorrente dl consigliere regionale della Margherita Mauro Laus, unico in Italia nel suo partito ad aver preso una decisione del genere e con il quale non possiamo non complimentarci. Tra i tanti personaggi dello spettacolo e della cultura che hanno dato la loro adesione al Pride ci sono Luciana Littizzetto, Claudio Bisio, il Triomedusa, Paola Turci, Francesco Baccini, Mario Venuti, Davide Ferrario, Alessandra Montrucchio, Ivan Cotroneo e Franca Rame.
Sul fronte opposto il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi ha redarguito il Presidente della Camera Fausto Bertinotti per aver dato la sua adesione, accusandolo di non avere «alcuna consapevolezza del ruolo al quale è stato chiamato». I leghisti di Padania Cristiana saranno invece presenti al “rosario riparatore” organizzato al presidio cattolico in difesa della famiglia tradizionale. Da chi dovrebbero difenderla non è chiaro, dal momento che nessuno la vuole attaccare, ma anche loro evidentemente cercano un po’ di luce mediatica riflessa grazie all’evento Gay Pride. Tira aria omofoba anche alla contromanifestazione di Forza Nuova, battezzata Family Pride, confinata in un quartiere di periferia per motivi di ordine pubblico. Secondo Forza Nuova oggi nessuno perseguita gli omosessuali (ovvero nessuno più li mette nelle camere a gas insieme ad altre categorie “sgradite”) dunque a sentire loro «il gay pride non rivendica diritti ma privilegi che nessun altro cittadino può vantare.» Ma lasciamo perdere questi vaneggiamenti avvilenti e ricordiamo che, per chi non potrà esserci di persona, sarà comunque possibile seguire il Gay Pride in streaming su ReteGay radio&tv. (RT)

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